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Nasce il primo coordinamento nazionale migranti della Flai Cgil, la federazione dell’agroindustria, un organismo che vuole mettere in rete i diciotto coordinamenti regionali che hanno visto la luce in questi mesi, insieme alle tante associazioni e organizzazioni che si occupano di migrazione in Italia.
Una struttura che lavorerà a braccetto con il coordinamento della Cgil nazionale e con quelli territoriali per portare avanti le battaglie della contrattazione sociale e indirizzare la politica rivendicativa.
“Siamo orgogliosi di poter costituire un nostro coordinamento nazionale, a cui abbiamo lavorato con la mia collega Manuela Taratufolo e con il segretario generale Flai Giovanni Mininni – spiega Matteo Bellegoni, capo dipartimento politiche migratorie e legalità della Flai Cgil -. Abbiamo percorso la Penisola per 7 mila chilometri e formato una struttura migranti fissa in 18 regioni. Gli obiettivi? Tanti e ambiziosi. Primo fra tutti, costruire insieme alla Cgil le condizioni per una grande mobilitazione nazionale che respingano il tema odioso della remigrazione (politiche di espulsione forzata su larga scala rivolte ai migranti regolari e irregolari, cioè alle persone con una storia di migrazione, ndr)”.
I lavoratori migranti sono una realtà importante anche all’interno della Flai Cgil. Basta dare un’occhiata ai numeri. Nel 2025 su 232 mila iscritti alla categoria, la presenza di lavoratori migranti è cresciuta da 78 mila del 2024 a 81 mila, rappresentando il 35 per cento del tesseramento complessivo. Di questi, 64 mila sono cittadini non europei, costituendo il 28 per cento dell’intero tesseramento Flai. Sono lavoratori agricoli per il 66 per cento, dell’industria alimentare per il 20, il restante 14 per cento sono impiegati in altri settori. Sempre nel segmento degli iscritti migranti, il 72 per cento sono uomini, il rimanente donne.
“Che cosa ha consentito questa crescita? – prosegue Bellegoni - Il lavoro straordinario che la categoria fa sui territori, il sindacato di strada che ormai da anni va nei campi, avvicina e contatta lavoratori. Quello che vogliamo mettere in atto è un approccio diverso nei confronti dei migranti, pratiche concrete per le quali non siano solo utenti dell’organizzazione, ma protagonisti della nostra azione sindacale e politica, anche perché l’immigrazione non è più un tema ma una realtà”.
Il sindacato intende percorrere la sua strada facendo rete e allargando le collaborazioni, perché le tematiche e i problemi da affrontare sono davvero tanti. “I migranti non sono a conoscenza che hanno diritti sacrosanti – spiega l’avvocata Fabienne Cotza, dello studio Buccioni & Lanzilao, convenzionato con la Flai – e questo è il primo step che bisogna affrontare: superare il limite linguistico e culturale e spiegare quali sono i loro diritti. Sono persone che hanno pagato dai 10 ai 16 mila euro, a volte anche 18 mila, per venire qui e se una parte di quel denaro lo hanno pagato in Italia si può sostenere che sono vittime di truffa. Ma non basta. Possono essere vittime di sfruttamento, caporalato, estorsioni, sinistri stradali. Abbiamo incontrato ragazze che vanno in giro di notte in bicicletta per sfuggire alla polizia e così rischiano di essere investite. Hanno paura di essere espulse e si rendono invisibili per questo. A loro bisogna far capire che la polizia le dovrebbe tutelare”.
Al fianco della Flai anche in questa impresa Mediterranea Saving Human, con cui è iniziata da tempo una stretta collaborazione. “Stiamo vivendo momenti difficili – afferma la presidente della ong Laura Marmorale -. E un sindacato che investe in una realtà che sembra fuori moda, ovvero un coordinamento, credo che sia il modo migliore per mettere in atto la resistenza. Dobbiamo fare uscire le persone dai ghetti di ogni genere e attivare una cooperazione forte tra terra e mare”.






















