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Sono mille le lavoratrici e i lavoratori di Alfasigma che hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata alla proprietà e alla Famiglia Golinelli. Le firme arrivano da tutti i siti italiani del Gruppo – da Bologna a Milano, da Pomezia ad Alanno, inclusi Biosint e Sofar – e accompagnano un comunicato che rende pubblico il testo. La missiva nasce in un clima di forte preoccupazione per l’andamento del confronto sul rinnovo dell’accordo integrativo aziendale, già sfociato nello stato di agitazione e in una giornata di sciopero nazionale.
Nel documento, firmato da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil insieme alle Rsu e alla maggioranza dei lavoratori, si parla apertamente di una distanza crescente tra azienda e forza lavoro. Non una percezione isolata, ma un sentimento diffuso di disaffezione e pessimismo che attraversa ruoli e territori diversi, confermato – scrivono – anche da recenti indagini interne. Un segnale che, secondo i firmatari, non può essere sottovalutato.
Fusione incompiuta e strategia industriale
Il sindacato richiama la storia industriale e sociale del Gruppo, nato da una fusione complessa che ha richiesto anni di mediazione e responsabilità condivisa. Molto è stato fatto, ma non tutto sarebbe stato consolidato. Oggi, avvertono, il clima rischia di incrinare equilibri costruiti con fatica. Sullo sfondo c’è una strategia orientata all’internazionalizzazione e a prodotti a maggiore valore aggiunto. Una scelta ambiziosa, che però – sostengono – richiede competenze, coinvolgimento e fiducia. Per questo le decisioni su organizzazione, flessibilità e conciliazione vita-lavoro non possono essere considerate meri aspetti gestionali.
Lavoro agile e premio di risultato: i nodi dello scontro
La riduzione delle giornate di lavoro agile è uno dei punti più contestati. Per molti dipendenti non si tratta di un privilegio, ma di uno strumento di modernità organizzativa e attrattività internazionale. Insieme a questo tema, la lettera cita l’assenza di segnali qualitativi sulle risorse destinate al premio di risultato, ai diritti e alle condizioni di lavoro nei diversi siti italiani, inclusi Biosint, Sofar e la Field Force. In questo contesto si è inserito il confronto sul rinnovo dell’accordo integrativo aziendale, sfociato nello stato di agitazione e nello sciopero. “Non era un esito desiderato”, scrivono i sindacati, ma un segnale che il dialogo non ha funzionato.
L’appello alla proprietà
Il passaggio più politico riguarda il ruolo della proprietà. I firmatari dichiarano di non comprendere quale sia oggi il pensiero della famiglia rispetto alla fase in corso. Proprio richiamando il legame storico con Bologna e l’attenzione alle relazioni sociali che hanno caratterizzato il percorso imprenditoriale, chiedono un intervento diretto per ricostruire fiducia e riallineare scelte organizzative e valori dichiarati. La lettera non vuole contrapporre, assicurano, ma responsabilizzare. E invita a leggere il conflitto non come una frattura da gestire, bensì come un passaggio decisivo per il futuro del Gruppo.






















