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Il caso

Alternanza scuola-lavoro, morte senza «risarcimento»

Foto: Ansa
Stefano Iucci
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Dopo la tragedia la beffa per la famiglia di Giuliano De Seta, morto a 18 anni durante uno stage in azienda: non era un lavoratore, dunque nessun indennizzo. Ferrari (Cgil): "Ha il sapore di una beffa"

I familiari di Giuliano De Seta non avranno alcun risarcimento. La vicenda è una di quelle che non si dimenticano: il ragazzo, appena compiuti 18 anni, morì schiacciato lo scorso 16 settembre da una lastra di metallo di due tonnellate nell’azienda Bc Service di Noventa di Piave (Venezia). Una lastra appoggiata su un carro ponte che gli ha schiacciato le gambe mentre stava provando un macchinario. Era alla seconda di tre settimane di stage avviate con la sua scuola, l’istituto tecnico Da Vinci di Portogruaro.

Il denaro non restituisce una vita certamente, ma il mancato risarcimento è la beffa che si aggiunge alla tragedia e, a leggere le motivazioni, conferma tutte le denunce e gli allarmi che sindacati e studenti lanciano da anni. Giuliano, in estrema sintesi, per l'Inail non ha diritto al risarcimento perché non è un lavoratore ma “solo” uno stagista. In questa dicotomia sono rappresentate tutte le contraddizioni dell'alternanza scuola-lavoro, che ora è diventata Pcto (Percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento) ma che presenta le stesse criticità: spesso lavoro gratuito, poco educativo e in ogni caso senza le tutele e la sicurezza che un lavoro – che comunque chi va a scuola non dovrebbe fare – deve avere. 

“L'annuncio del governo sulla revisione dei percorsi di alternanza scuola lavoro, dopo la vicenda De Seta, è un passo avanti importante. Occorre accelerare e non fermarsi agli annunci”. Lo afferma, in una nota, il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari. Per il dirigente sindacale “la recente decisione dell’Inail di non risarcire i parenti di Giuliano De Seta ha il sapore di una beffa, che aggiunge dolore e sgomento alla tragedia”.

Per Ferrari "occorre accelerare e non fermarsi alle dichiarazioni, aprendo subito un confronto con le parti sociali. La nostra organizzazione ha chiesto da tempo la revisione dei PCTO, la promozione di normative più cogenti in materia di sicurezza per le aziende ospitanti i percorsi di scuola-lavoro, la stesura della Carta dei diritti delle studentesse e degli studenti relativamente alla formazione professionale”. 

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Questo mancato risarcimento è inaccettabile – commenta Giuliana Leorato, segretaria generale della Flc Cgil di Venezia –. Una cosa inverosimile, sembrerebbe quasi una fakenews e mi auguro una reazione adeguata in tutte le sedi in cui sia possibile”. Per il territorio, aggiunge la sindacalista, “la vicenda di Giuliano è stata pesantissima, ci ha toccato nel profondo. Lo diciamo da anni: noi non siamo contrari a percorsi che mettano i ragazzi e le ragazze a contatto col mondo del lavoro, ma bisogna capire bene cosa vanno a fare. La scuola deve educare, formare cittadini, aprire al pensiero critico, non addestrare lavoratori, magari sottopagati e pronti ad accettare tutto quello che il mercato del lavoro gli offre, cosa a cui sembrano alludere tante dichiarazioni del ministro e del presidente del Consiglio”.

Soprattutto, ragazze e ragazzi devono poter operare in condizioni di sicurezza: “Non certo stare all’interno di una fabbrica senza un adulto di riferimento vicino ed esposti a pericoli mortali”. Che è poi quello che è successo proprio a Giuliano. Secondo una ricostruzione del Gazzettino di Venezia, dagli elementi raccolti finora risulterebbe che l’operaio che era vicino al ragazzo lo avrebbe perso di vista per 5 minuti: ma per una tragedia, quando c’è una persona inesperta, basta veramente pochissimo.

Il Pm Antonia Sartori ha contestato il reato di omicidio colposo al titolare dell’azienda, al responsabile della sicurezza, al tutor scolastico e alla preside. L’udienza per l’incidente probatorio, che dovrà cristallizzare le prove, è prevista per il 10 marzo. 

“Anche alla luce della decisione dell’Inail sono necessari - conclude Ferrari - tavoli di approfondimento e discussione con le organizzazioni sindacali, con le parti datoriali e con le regioni, innanzitutto per rendere totalmente sicuri gli ambienti delle aziende che ospitano i soggetti in formazione, anche in relazione alle diverse tipologie di apprendistato, stage, tirocini, a partire da alcuni requisiti indispensabili che le stesse dovranno rispettare tra cui, ad esempio, l'applicazione dei Ccnl sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”.