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Antifascismo

I fratelli Rosselli e il quadrato del "Non mollare"

Ilaria Romeo
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I fratelli Carlo e Nello Rosselli vengono uccisi - molto probabilmente per ordine dei servizi segreti italiani - il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l’Orne, località a nord della Francia, da alcuni militanti di un’organizzazione di estrema destra francese (mandanti del duplice omicidio furono Benito Mussolini, suo genero Galeazzo Ciano ed alcuni ufficiali del Servizio informazioni militari, come provato dall’istruttoria giudiziaria condotta a Roma nel 1944-45). I fratelli Rosselli si trovavano in Normandia perché Carlo vi soggiornava per ricevere cure termali, dopo essere andato in esilio per evitare le persecuzioni fasciste e aver combattuto nella Guerra civile spagnola (suo fratello Nello lo aveva raggiunto da poco, dopo aver ottenuto il passaporto).

“Due grandi figure - nelle parole del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano - dell’antifascismo italiano, che con il loro coraggioso impegno civile e politico avevano chiamato in tutta Europa alla mobilitazione e alla lotta contro i regimi totalitari, contribuendo a restituire all’Italia la libertà e la democrazia”.

Scriveva il 17 giugno (postdatato al 19, nell’uso dei settimanali) il periodico del Partito comunista d’Italia in esilio Il Grido del Popolo: “Oggi, mentre una folla di italiani e di amici francesi accompagneranno al Père-Lachaise i Martiri Rosselli (tra di essi anche Silvio Trentin, ndr), La Voce degli Italiani, il quotidiano che l’Unione Popolare Italiana e l’Associazione ex - combattenti hanno voluto creare, vedrà la luce per la prima volta e dirà agli italiani la parola della lotta per far trionfare la causa della libertà. La Voce degli Italiani ha anticipato le sue pubblicazioni (in realtà il periodico vedrà la luce solo il mese successivo, ndr). Il nemico non ci ha dato il tempo di preordinare con maggiore cura questa iniziativa, che è una delle più importanti e delle più audaci iniziative degli italiani emigrati. L’orribile assassinio dei fratelli Rosselli - due dei più nobili esponenti dell’antifascismo e della cultura italiana - ci impone con tragica urgenza di intensificare, di infiammare la grande battaglia in difesa del nostro popolo rovinato da un pugno di assassini ridotti ad una mostruosa politica di affamamento, di guerra e di provocazioni”.

Carlo e Nello, entrambi storici (Carlo insegnerà all’Università Bocconi di Milano e all’Università di Genova, fino a quando non sarà costretto a dimettersi per via delle sue idee politiche), avevano 37 e 36 anni quando furono uccisi. Avevano origini ebraiche e sia per parte di madre che per parte di padre avevano famiglie da sempre attive politicamente e vicine agli ideali repubblicani risorgimentali. Soprattutto Carlo, oltre a caratterizzarsi come studioso e teorico, fu anche un uomo d’azione. Tra gli altri aveva organizzato, insieme a Sandro Pertini, la fuga in motoscafo da Savona in Corsica per Filippo Turati ed allo scoppio della guerra civile spagnola, nel 1936, parte per la Spagna. 

Ferito tornava in Francia, ma a Guadalajara, nel marzo del 1937, il battaglione Garibaldi che aveva contribuito a formare sconfiggeva i fascisti italiani (scriveva nell’occasione Giuseppe Di Vittorio - Nicoletti - commissario politico della XI Brigata internazionale su l’Unità: “La fraternizzazione di cui parliamo, è anche quella che realizza il Battaglione Garibaldi con i soldati inviati da Mussolini a soffocare nel sangue la libertà del popolo spagnolo. Gloria all’esercito popolare della nuova Spagna, che difende con tanta bravura la libertà di tutti i popoli contro il fascismo internazionale! Gloria all’eroico Battaglione Garibaldi, che rappresenta così nobilmente il popolo italiano sul fronte della libertà, che salva coi suoi sacrifici l’onore del nostro paese, che ha saputo aprire ai fratelli reclutati e traditi da Mussolini la via della liberazione e della riscossa. Il Battaglione Garibaldi agisce e vince. Tocca, ora, alle masse popolari, a tutti gli italiani liberi, di agire alla propria volta, perché divenga rapidamente una realtà il grido che deve echeggiare in tutte le città e in tutti i villaggi. Via le truppe italiane dalla Spagna!”).

Carlo e Nello saranno sepolti nel cimitero monumentale parigino di Père-Lachaise, ma nel 1951 i familiari ne trasleranno le salme in Italia, nel Cimitero Monumentale di Trespiano a Firenze. Nello stesso cimitero sono sepolti Gaetano Salvemini (Salvemini morirà a Sorrento il 6 settembre 1957. Nell’ottobre 1961 la salma sarà trasferita da Sorrento a Firenze. Nonostante l’antica ruggine, Bruno Trentin darà “la sua più calda adesione alla iniziativa promossa per onorare la memoria di Gaetano Salvemini”, definendosi onorato di far parte del comitato promotore e impegnandosi a partecipare alla cerimonia), Ernesto Rossi, Piero Calamandrei e Spartaco Lavagnini.

“Lì - scriveva in occasione dell’ottantesimo anniversario della morte Valdo Spini su Patria indipendente, periodico dell’Anpi - fu costituito quello che si chiama il “Quadrato del Non Mollare”. Al vertice vi è la tomba dei Rosselli, con la spada fiammeggiante simbolo di Giustizia e Libertà e la scritta dettata da Piero Calamandrei: Carlo e Nello Rosselli/Giustizia e Libertà/ per questo morirono /Per questo vivono. Davanti alla loro tomba quattro grandi massi portano i nomi di protagonisti della vicenda del Non Mollare: Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Nello Rosselli, Traquandi ed Enrico Bocci. Quest’ultimo peraltro è solo simbolico. L’avvocato Enrico Bocci, diffusore del Non Mollare, si pose, durante la Resistenza a Firenze, nel 1944 alla testa di una Radio Clandestina, Radio Cora. Catturato dai nazifascisti, orribilmente torturato nella famigerata Villa Triste, il suo corpo non venne mai trovato. Una grande, terribile, ma gloriosa storia. Ottant’anni dopo ripetiamo a nostra volta il loro motto, più che mai attuale: Non mollare”.