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La campagna

Un'altra difesa è possibile

Foto: Marco Merlini
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L'associazionismo pacifista rilancia la richiesta a Camera e Senato per discutere la legge sulla difesa civile non armata e nonviolenta. “La Repubblica che ripudia la guerra ha bisogno di non-violenza”

In occasione della festa della Repubblica, e della sua Costituzione che ripudia la guerra, le cinque reti promotrici di “Un’altra difesa è possibile” hanno rilanciato la mobilitazione con una richiesta diretta a Camera e Senato: si avvii la discussione parlamentare nelle Commissioni competenti.

Le associazioni (Rete italiana Pace e Disarmo, Conferenza nazionale enti di servizio civile, Forum nazionale per il Servizio civile, Tavolo interventi civili di pace, Sbilanciamoci!) hanno scritto ai Presidenti delle Commissioni di Camera e Senato per rilanciare la mobilitazione che chiede riconoscimento e sostegno a chi difende i valori costituzionali senza ricorrere alle armi.

La nuova fase della campagna vuole aprire un’ulteriore interlocuzione con le istituzioni dopo gli incontri avvenuti negli ultimi mesi con i presidenti delle camere, “secondo la strada tracciata dalla Costituzione, alle petizioni n. 588 (Senato) e 539 (Camera) formalizzate proprio un anno fa in occasione del 2 giugno 2020”, a sostegno della proposta di Legge di iniziativa popolare “Istituzioni e modalità di finanziamento del Dipartimento per la Difesa civile, non armata e nonviolenta”.

I promotori e tutte le organizzazioni hanno chiesto ai presidenti delle Commissioni competenti, ai capigruppo e ai parlamentari componenti di avviare al più presto “una discussione parlamentare su questo tema. È necessario che questa legislatura riesca a legiferare per l’istituzione del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta”.

Come già sottolineato, nel corso della XVII legislatura, si legge nella lettera, “la nostra campagna era riuscita a raccogliere le firme sufficienti per una proposta di legge di iniziativa popolare, successivamente trasformata in proposta di legge parlamentare con più di 70 firmatari infine incardinata nelle competenti commissioni”. In questa legislatura hanno presentato una petizione costituzionale già illustrata direttamente alla presidente del Senato Alberti Casellati e al presidente della Camera Roberto Fico”.

“Nell’ultimo anno - dicono le associazioni - l’intera comunità nazionale ha difeso, con costi e impegno altissimi, la salute individuale e la sanità pubblica. Non c’è bene superiore del diritto alla vita, tutto il resto viene dopo. La difesa della Patria, cioè l’integrità della nostra comunità, è affidata dalla Costituzione ai cittadini ed è un sacro dovere che riguarda ciascuno di noi”. La difesa civile, non armata e nonviolenta è già riconosciuta da diverse sentenze della Corte Costituzionale, “ed è presente nella legislazione vigente”. Va “implementata”, rafforzata, finanziata”. C'è insomma “bisogno di un quadro normativo e l’istituzione del Dipartimento è necessaria per avere uno strumento operativo ed efficace al fine di coordinare le varie forme di difesa civile non armata e nonviolenta: dal servizio civile universale alla Protezione civile, dai Corpi civili di pace ad un Istituto di ricerca per la risoluzione nonviolenta dei conflitti”. La proposta di legge prevede, inoltre, che ai cittadini contribuenti sia offerta l’opzione fiscale, con la possibilità di scegliere se destinare il proprio contributo al finanziamento del Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta.

Oggi il bilancio del comparto della Difesa è assorbito interamente da costi di natura armata e militare, con tutto ciò che ne deriva a riguardo di nuovi sistema d’arma, strutture, esercizio ed anche con un impatto su import ed export bellico.” Oggi con queste nostre proposte – continuano le Reti - chiediamo che quantomeno ci sia il riconoscimento della parità costituzionale tra difesa militare e difesa civile: pari dignità, pari legittimità. Senza chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini, proponiamo una contrazione delle spese militari a vantaggio di maggiori finanziamenti per la difesa civile”.

“Il 2 giugno è la festa della Repubblica concepita nell’urna referendaria - conclude la lettera - , quindi con il più civile dei processi democratici. Queste sono le nostre radici. La Repubblica che ripudia la guerra ha bisogno della Difesa civile non armata e nonviolenta”.