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Aree interne

Il Paese che non vuole sparire

Fabrizio Ricci
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Siamo a Sellano nel cuore dell'Umbria, in un crocevia di storia, cultura e natura. Ma il piccolo comune rischia di soffocare per lo spopolamento, con un tasso di invecchiamento che supera il 400% e il grande peso di terremoti e pandemia. Cgil e Spi avviano un percorso comune con le istituzioni

All'incrocio tra la via Benedettina e quella Francescana, nel cuore dell'Umbria, in un contesto ambientale unico, Sellano è senz'altro l'emblema dell'Italia "rugosa", quelle delle aree interne e montane, che rappresentano allo stesso tempo uno straordinario potenziale e una ferita aperta per il nostro paese. Negli ultimi decenni, scanditi da terremoti ricorrenti - l'ultimo dei quali, nel 2016, ha lasciato macerie ancora ben visibili - la popolazione di questo splendido borgo medievale è crollata. Con la pandemia poi anche l'ultimo bar del paese ha chiuso i battenti e ora l'impressione che si ha camminando per i vicoli lastricati di pietre è quella di un paese fantasma. Con l'attuale tasso di invecchiamento della popolazione al 419% (oltre il doppio della già alta media regionale), senza interventi davvero incisivi il destino di questo borgo, così come quello di tante realtà simili, sembra segnato.

Eppure ci sono energie, potenzialità e ora anche grandi risorse per poter invertire questa tendenza. Ne è convinto ad esempio lo Spi Cgil di Perugia, il sindacato delle pensionate e pensionati, che ha avviato con l'amministrazione comunale e con altri soggetti del territorio un confronto per la costruzione di un progetto che metta al centro le grandi potenzialità ambientali e culturali del territorio, insieme al rilancio di un welfare di qualità e di prossimità, rivolto in particolare alla popolazione anziana, in grado di creare lavoro, trattenere e attrarre giovani, e al tempo stesso garantire quei servizi che lo spopolamento mette invece in discussione.