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Droghe leggere

Sulla cannabis è ora di dire basta al peggior proibizionismo

Foto: Maria Novella De Luca
Denise Amerini
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Dopo l'attribuzione della delega per le politiche antidroga alla ministra Dadone e mentre negli Stati Uniti New York legalizza l'uso della marjiuana, in Italia il dibattito è ancora arenato su un approccio ideologico contrario a ogni evidenza scientifica. La Cgil, ormai fin dal lontano 1995, sostiene la legalizzazione

Alla  ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone è stata attribuita la delega per le politiche antidroga. Alla nomina hanno fatto seguito aspre critiche, soprattutto da parte di chi si è sempre distinto per crociate ideologiche, nel nome della sicurezza e del decoro, contro la legalizzazione, chiedendo ogni volta pene più aspre, arrivando anche ad attaccare i servizi che, pur tra molte difficoltà, portano avanti pratiche concrete di riduzione del danno, in continuità con quel proibizionismo che ha avuto come risultato più rilevante quello di riempire le carceri di consumatori,

Che si sostenga che “ogni droga è morte, nessun regalo agli spacciatori” dimostra profonda ignoranza di ogni evidenza scientifica, non voler cogliere la complessità del ragionamento su droghe e sostanze, non voler vedere che nei paesi dove si è legalizzata la cannabis non si è registrato nessun aumento dei consumi, né in termini numerici che di problematicità. Perchè legalizzazione significa avere un sistema regolamentato, che riporta la questione cannabis in un alveo corretto, sottraendo, fra l’altro, le persone al mercato di strada, illegale.

La Cgil, fin dal Congresso del 1995, che vide la partecipazione di Giancarlo Arnao, sostiene la necessità della legalizzazione della cannabis. Molti paesi, ultimo nei giorni scorsi lo stato di New York, stanno procedendo in tal senso, con evidenti e provate ricadute positive sull’economia e sulla salute delle persone,  oltre che in termini di contrasto alle organizzazioni criminali.

Nel nostro Paese, invece, assistiamo ancora a una narrazione che accomuna tutte le sostanze, che parla di danni irreversibili, di ineluttabilità di percorsi che portano all’uso di sostanze sempre più pesanti e alla dipendenza, frutto di un proibizionismo arretrato, privo di fondamenti scientifici, che ha come unico risultato lo stigma e la criminalizzazione dei consumatori. Siamo in presenza di una normativa che, oltre ad avere pesanti conseguenze sulla vita sociale e lavorativa delle persone, impedisce, di fatto, anche l’accesso alla cannabis terapeutica.

Oggi, in Parlamento, sono depositate diverse proposte di legge per la legalizzazione della cannabis, ci auguriamo che l’attribuzione della delega alla ministra faccia sì che la discussione possa essere affrontata al più presto, e porti anche il nostro paese ad avere una normativa razionale, avanzata, al passo con i progressi della ricerca e le evidenze della scienza, rispettosa delle persone e delle loro scelte, degna di un paese civile.

Denise Amerini è la responsabile dipendenze - carceri della Cgil nazionale area welfare