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La denuncia

Roma, appalti Umberto I, senza vaccini ma a contatto con operatori e pazienti

Policlinico Umberto I, 700 posti a rischio
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Filcams e Fp Cgil regionali: Addetti alle pulizie e alla sanificazione devono essere messi in sicurezza

“È inaccettabile. Mentre si discute sulla possibilità di obbligare, per norma di legge, i lavoratori della sanità pubblica a sottoporsi alla vaccinazione anti Covid, ai dipendenti in appalto che garantiscono la pulizia e la sanificazione, ristorazione e vigilanza del Policlinico Umberto I, così come al personale amministrativo e a parte delle figure tecniche, viene negato l’accesso al vaccino”. A lanciare l'allarme sono Alessandra Pelliccia, segretaria generale della Filcams Cgil Roma Lazio, e Giancarlo Cenciarelli, segretario generale Fp Cgil Roma e Lazio.
“I lavoratori degli appalti e il personale amministrativo condividono lo stesso posto di lavoro e frequentano zone a rischio proprio come gli operatori sanitari della struttura – spiegano i sindacalisti -  ma, nonostante la loro volontà di essere vaccinati, a tutela della propria salute e di quella del personale sanitario e dei pazienti con cui ogni giorno entrano in contatto, gli viene preclusa questa possibilità”. 
In dettaglio, “i lavoratori addetti alle pulizie e sanificazione del Policlinico Umberto I vivono forse  il paradosso più grande - spiega la Segretaria generale Filcams - mentre continuano a lavorare nella struttura senza essere stati vaccinati, alcune società appaltatrici hanno reso noto che, in assenza di vaccinazione, saranno trasferiti in ambienti di lavoro meno rischiosi o, in alternativa, sospesi dal servizio e dalla retribuzione. Non lo permetteremo”.
Analogamente, anche la Fp Cgil di Roma e Lazio sottolinea il paradosso della mancata vaccinazione al personale strutturato non sanitario: “è paradossale escludere una fetta consistente di lavoratori, che pur operano a vario titolo all’interno delle strutture sanitarie, dalla campagna vaccinale. Al rischio per la salute si aggiunge una potenziale ricaduta sulle attività dell’ospedale, data la complessiva carenza di organico che, nonostante le immissioni di personale durante la pandemia, siamo ancora lontani dal coprire”, precisa Cenciarelli. 
“Ribadiamo la necessità di estendere la vaccinazione a tutta la filiera del lavoro in sanità, come previsto dalle linee guida del Ministero: è tanto inaccettabile quanto paradossale lasciare scoperta una fetta consistente di lavoratori operanti a vario titolo nelle strutture sanitarie”, proseguono i segretari generali di Filcams e Fp Cgil Roma e Lazio. 
“Alcune regioni italiane si sono espresse affermando e chiarendo, come riteniamo sia corretto, che i lavoratori degli appalti delle strutture ospedaliere e dei presidi sanitari devono essere considerati alla stregua degli operatori sanitari in relazione all'accesso prioritario alle vaccinazioni, siamo convinti che la Regione Lazio debba fare lo stesso. Abbiamo sollecitato l'assessorato alla Sanità della Regione e la Direzione del Policlinico ma, ad oggi, la situazione rimane invariata. Il Presidente Zingaretti si faccia carico della questione”, aggiungono.
“È necessario che tutti i lavoratori del sistema sanitario, da quelli degli appalti al personale amministrativo e a tutte le figure che operano in presenza, non siano dimenticati – concludono Pelliccia e Cenciarelli – la  loro salute e la loro sicurezza è parte essenziale dell'impegno al contrasto e al contenimento della diffusione del virus e condizione per la tutela della salute pubblica”.