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Buon compleanno

Cgil Alessandria, 120 anni di storia

Giorgio Sbordoni
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La Camera del Lavoro venne fondata il 20 gennaio del 1901. Il 23 gennaio, diretta sul sito di Collettiva, all'iniziativa per celebrare questo traguardo partecipa Maurizio Landini. Intervista al segretario generale provinciale, Franco Armosino: "dobbiamo recuperare il significato delle parole solidarietà e mutuo soccorso"

120 anni, “un’era geologica, in cui è cambiato proprio tutto”. Franco Armosino, segretario generale della Camera del Lavoro di Alessandria, si prepara all’iniziativa che sabato celebrerà un compleanno davvero speciale. (l’evento sarà in diretta online anche sul sito collettiva.it).

Che cosa resta dello spirito che ispirò quel pugno di uomini che il 20 gennaio 1901 si riunì nella Sala della Leva (foto di copertina) per fondare la Cgil di Alessandria?

Restano le radici di un’organizzazione che oggi è ramificata sul territorio e nei luoghi di lavoro, è forte, è riconosciuta, fatta di uomini e donne. Non ci saremmo se non ci fosse stato quel giorno.

Cosa si è smarrito in questo cammino lungo più di un secolo?

Si è perso un po’ dell’entusiasmo di quel tempo. Quella capacità di sognare, quell’idea di costruire una società migliore, quella spinta collettiva, quella voglia di stare insieme, di fare le cose insieme. Anche, venendo all’oggi, per reazione a una crisi che ormai dura da oltre dieci anni, che ci ha costretto in difesa. Abbiamo perso la capacità di pensare, di immaginare anche a migliorare, non solo a ridurre il danno in vista della prossima crisi. Il nostro lavoro è meno entusiasmante.

Oggi parole d’ordine della nascita del sindacato come solidarietà e mutuo soccorso hanno ancora un senso e una declinazione nella realtà?

Hanno un senso enorme. Credo sia necessario rivitalizzare questi concetti, renderli centrali nella nostra cultura. Non identificare questi termini con il concetto di carità. Bisogna recuperare il significato di queste parole, in un’epoca segnata da un individualismo sfrenato. In cui, tra i grandi temi, ci sono le migrazioni, il nostro futuro e la nostra speranza, che non possono essere affrontate che con quello spirito, di solidarietà e mutuo soccorso.

Alessandria ha tante storie da raccontare.

Qui è molto difficile fare rete. Anche se la posizione geografica ha reso questa provincia una delle zone con la concentrazione più alta di produzioni e manifattura e quindi con una storia sindacale significativa e molto variegata. Dall’Ilva di Novi alla Eternit di Casale, all’esperienza straordinaria del lusso e della moda: dai cappelli della Borsalino ai gioielli della Bulgari di Valenza, ormai diventata la più grande azienda metalmeccanica della provincia con 750 addetti. Questa diversità, nel tempo, ha rappresentato un valore per noi, ci ha permesso di riuscire ad avere uno spettro maggiore di conoscenze ed esperienze.

Tra quelle che hai citato, ci puoi parlare di Borsalino?

Borsalino è la storia della città di Alessandria. A metà dell’800 nasce l’azienda e la città ci cresce intorno. L’ospedale viene aperto perché le lavorazioni erano nocive, persino le fognature vengono scavate inizialmente per l’importante stabilimento presente. Eppure, quando c’è stata la crisi e lo spettro del fallimento, qui erano tutti abbastanza indifferenti e il primo a darne notizia è stato un giornale di Tokyo, subito seguito da media inglesi e americani. Noi siamo arrivati dopo, persino dal punto di vista sentimentale, e forse ci ha aiutato a trovare una soluzione anche la portata mondiale di ciò che stava accadendo.

Segretario, 120 anni sono alle spalle. Davanti cosa c’è per la Cgil di Alessandria e per il sindacato in generale?

Ci sono le condizioni perché il bisogno del sindacato non finisca, per arrivare persino ai mille anni. Eppure oggi non so se festeggeremo i 130, dobbiamo imparare a cambiare la nostra organizzazione. Dobbiamo acquisire la capacità di leggere il presente e anticipare il futuro. Gli eventi con cui ci stiamo misurando non consentono più la nostra lentezza. Occorre comprendere i mutamenti necessari e farlo con una certa rapidità. E dobbiamo rinnovarci anagraficamente, investire sul futuro, sui giovani. Fondamentale. Quelli della mia generazione – ci dice Franco Armosino – sono figli di un’altra cultura e di un’altra storia: abbiamo l’esperienza, ma non c’è dubbio che la trasformazione tecnologica e organizzativa della Cgil dovrà passare da persone che siano figlie di questo tempo.