Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

Triste bilancio

In Veneto si continua a morire di lavoro

Acciaierie Venete, adesione totale allo sciopero
Sara Quartarella
  • a
  • a
  • a

Non si fermano i decessi nella regione, sesta, secondo gli ultimi dati Inail, con 55 vittime di cui 10 per covid. 4 i metalmeccanici. Le dichiarazioni di Antonio Silvestri, segretario Fiom del territorio

Quest’anno, come purtroppo ogni anno, non si è fermata la scia di morti che il lavoro ha lasciato dietro di sé nel nostro Paese. Anzi, l'emergenza sanitaria data dalla pandemia ha, in molti casi, fatto passare in secondo piano l’emergenza dei morti sul lavoro che non dà alcun segno di rallentamento.

Nonostante le chiusure dovute al lockdown e al rafforzarsi delle misure di sicurezza (ma, evidentemente, solo nei confronti del virus) i dati dichiarati dall’Inail al 31 ottobre 2020 evidenziano un aumento nell'anno in corso del 15,6 per cento rispetto al 2019, 1036 decessi registrati in Italia, contro gli 896 dello scorso anno. 

Il Veneto si assesta al 6° posto in Italia con 55 morti sul lavoro (sempre secondo i dati di ottobre 2020, rilasciati dall’Inail a inizio dicembre), di cui 10 legati al Covid.

Nel settore metalmeccanico veneto i morti sul lavoro sono stati 4, tre in provincia di Venezia e uno nel veronese.

Il 3 marzo 2020 Stefano Percali di 50 anni, dipendente della ditta Salvagnini di Sarego (Vi), ha perso la vita schiacciato da un muletto mentre si trovava nella sede della Mec Tronic, un’azienda fornitrice di Colognola ai Colli nel veronese, per ritirare delle merci.

Il 25 giugno 2020 è morto a Maerne di Martellago, Michele Favaro di 54 anni, operaio della Dr Costruzioni, una ditta di lavorazioni metallurgiche, schiacciato da una macchina piegatrice.

Nell'ultimo mese, sono morti sul lavoro due lavoratori metalmeccanici in provincia di Venezia.

Il 4 novembre scorso, Michele Cacco di 49 anni, è stato travolto da una porta di una tonnellata mentre stava facendo la manutenzione ad un forno alla fonderia Flag a Marcon.

Ad esattamente un mese di distanza, il 4 dicembre 2020, è morto Cristian Cuceu di 23 anni, operaio della Elettromeccanica Viotto di San Donà di Piave, rimasto incastrato in un grosso tornio.

Anche se, in questi frangenti, spetta alla magistratura indagare sulle eventuali responsabilità e sulle cause di queste tragedie, il numero dei lavoratori uccisi sul lavoro è un indicatore di quanto non funzioni la filiera della prevenzione.

Non possiamo dimenticare la tragedia delle Acciaierie Venete, dove, il 13 maggio 2018 a Padova, una siviera piena di metallo incandescente rovinò al suolo investendo gli operai che erano al lavoro nella struttura. Due di loro, Simone Vivian e David Di Natale, si salvarono con 40 e 300 giorni di prognosi, altri due persero la vita, Sergiu Todita in poche settimane e Marian Bratu dopo sette mesi di sofferenze. Da allora le organizzazioni sindacali chiedono il raddoppio degli ispettori dello Spisal. Raddoppio che, nonostante le promesse del governo regionale, non è mai avvenuto. Allo stesso modo, non ci sono mai stati investimenti mirati sul tema della sicurezza sul lavoro, come sarebbe dovuto avvenire con l’osservatorio di controllo sulla salute e sicurezza, la cui creazione era stata votata in una mozione in Consiglio Regionale nel 2018, ma mai avviata. L’osservatorio avrebbe dovuto permettere il monitoraggio degli infortuni e del loro andamento, per condividere le azioni da intraprendere per il miglioramento delle condizioni di lavoro e della sicurezza di tutti i lavoratori e le lavoratrici.

“Le morti sul lavoro spesso vengono definite fatalità, il termine stesso che li definisce “infortuni” richiama alla mancanza di fortuna, ma alla base di queste sciagure non ci sono mai fatalità e le cause non risiedono nel destino cinico e baro. Ci sono condizioni di lavoro che non garantiscono la piena sicurezza, per questo è necessario investire sulla sicurezza, nella prevenzione e sui controlli, rafforzare gli Spisal e impiegare più risorse nella formazione. Servirebbe soprattutto ribadire il principio per il quale la priorità deve essere data sempre e comunque alla salute e alla sicurezza, rispetto a qualsiasi altra considerazione. Invece la priorità per tante aziende è evidentemente altro, come ha spiegato in maniera assolutamente chiara il dimissionato presidente della Confindustria di Macerata con le sue ciniche affermazioni. Finché, tra le imprese continueranno ad esserci logiche di quel tipo, continueremo purtroppo a piangere i morti sul lavoro.” dichiara il segretario generale della Fiom del Veneto Antonio Silvestri (nel video).