Alla riapertura della scuola, nel capoluogo siciliano, sono tre le questioni aperte: non ci sono i docenti; l’edilizia scolastica non sempre è adeguata; non si sono ancora reperiti spazi sufficienti per far tornare tutti sui banchi contemporaneamente. Sono almeno 80 le aule che mancano all’appello. Molte scuole, poi, sono vecchie, non pensate per ospitare lezioni ma trasformate in luogo per la didattica adattando manufatti di edilizia civile. Che fare allora? L’idea è venuta alla Cgil, da sempre in prima linea anche nell’impegno per costruire legalità: un protocollo per convertire beni sequestrati alla mafia in edifici scolastici o di supporto all'attività scolastica.

È la proposta che la Fillea Cgil di Palermo ha lanciato proprio da un immobile confiscato alla mafia in via Lussemburgo, durante una visita all'interno dei circa 600 metri quadrati a piano terra, che fino a dieci anni fa erano affittati a un ente di formazione. Nelle aule dove l'ente teneva i suoi corsi, secondo gli edili della Cgil potrebbe essere avviata un'immediata azione di recupero. Lo spiega il segretario generale Piero Ceraulo: “Da quando l'intero immobile è stato confiscato, gli spazi sono in disuso. Quella è una zona in cui gravitano diversi istituti, questi locali potrebbero essere adoperati per creare nuovi spazi per le scuole che in questo momento si trovano in difficoltà a riorganizzare la ripartenza dell'anno con le norme anti Covid”.

 

 

È cosa nota che in questo territorio, come in gran parte dell’Isola e non solo, gli immobili confiscati sono molti, non c’è solo quello di via Lussemburgo e la proposta di utilizzarli per “far scuola” è ideata e condivisa anche dal sindacato della conoscenza.  “Destinare beni confiscati all'edilizia scolastica sarebbe molto utile. Il problema della mancanza di spazi esplode ora per l'emergenza sanitaria ma esiste da tempo, è una bomba sempre innescata”. Lo sostiene il segretario generale Flc Cgil Palermo Fabio Cirino che prosegue il suo ragionamento affermando che “alcune scuole come la Alberigo Gentili, la Rapisardi, la Leonardo da Vinci attendono soluzioni. Ma il punto numero uno rimane quello che bisogna avviare cantieri e costruire nuove scuole a misura e non attrezzare a sedi scolastiche i palazzi”.

La proposta di un protocollo da siglare con le organizzazioni sindacali per l'utilizzo dei beni confiscati alla mafia in modo funzionale, dando priorità all'edilizia scolastica, viene indirizzata al Comune, alla Città metropolitana, all’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati (Anbsc), alla Prefettura.  E non sarebbe una novità, tra il 2010 e il 2012 a Palermo sono state 16 le scuole – tra cui la Gramsci, la Cavour e la Impastato – che hanno utilizzato immobili confiscati alla mafia trasmettendo ai ragazzi e alle ragazze un messaggio di legalità importantissimo non solo in quel territorio, da allora, però, più niente.

Ad agosto l’ Anbsc ha pubblicato un bando per l’assegnazione di alcuni beni confiscati del territorio palermitano, a organizzazioni no-profit e del terzo settore.  Il segretario Flc afferma: “Noi chiediamo l'utilizzo di questi beni, che possono essere concessi in comodato d'uso gratuito: è uno dei percorsi più brevi per il loro utilizzo. Con una proposta di comodato, si potrebbe partire subito con le manutenzioni e l'ammodernamento energetico delle strutture, per renderle immediatamente fruibili e consentire l'avvio dell'anno scolastico in sicurezza. Sappiamo che siamo in ritardo, ma la mancanza di locali è acclarata e gli immobili sotto confisca di via Lussemburgo – ma questo è solo uno dei tanti casi - potrebbero essere rimessi in funzione in poco tempo ”. 

Il Comune e le istituzioni tutte accoglieranno questa proposta? L’idea c’è, la strada per realizzarla rapidamente Fillea e Flc Cgil di Palermo l’hanno indicata. Volendo si può.