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La storia

«Adesso non piango più»

Davide Colella
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Dopo l'aggressione razzista, Beatrice Ion, 22 anni, cestista azzurra della nazionale paralimpica di basket, ci racconta di sé e della sua vita nel nostro Paese. Che poi è il suo

Bea ha 22 anni ed è una studentessa dell'università di Teramo che sul parquet ha già vinto due volte lo scudetto con la Santa Lucia Roma e si è guadagnata varie coppe nazionali e una medaglia di bronzo in champions league. Vestendo la maglia azzurra della nazionale paralimpica di pallacanestro, Bea ha disputato con ottime prestazioni gli ultimi tre europei e oggi milita nella Polisportiva Amicacci Giulianova. La storia di una ragazza normale che vuole vivere la propria vita tra l'impegno dello sport e la leggerezza che l'età impone.

Nei giorni scorsi scorsi ad Ardea, in provincia di Roma, Bea è stata minacciata, insultata e aggredita insieme al padre Eduard, finito in ospedale dopo una testata in faccia. Il motivo? Un parcheggio per disabili occupato abusivamente e le loro origini romene che proprio non vanno giù a un gruppo di romani che, in estate, affittano numerosi appartamenti all'interno del comprensorio in cui vivono e vogliono imporre la propria legge.

Dopo il messaggio pubblicato su facebook in cui esprimeva il proprio dolore per l'accaduto, a Beatrice e alla sua famiglia sono giunti centinaia di attestati di affetto e solidarietà, dal mondo dello sport, della politica, e da tante persone comuni. Beatrice ci ha raccontato - con la propria dolcezza e determinazione - la sua storia di sportiva, ragazza italiana e di migrante per motivi di salute. Una condizione che la accomuna almeno a metà della nostra popolazione.

“Non è più possibile tollerare questo clima d'odio - ha scritto Nina Daita, responsabile delle politiche della disabilità della Cgil nazionale - . Una cultura becera e violenta che si accanisce su chi è più in difficoltà: stranieri, migranti o disabili che siano i bersagli”. Infatti dopo la barbara aggressione razzista, a farsi sotto sono stati i leoni da tastiera che, da dietro uno schermo, sui gruppi locali presenti sui social, hanno preso a minacciare di morte il papà di Bea, intimando alla famiglia Ion di andarsene da Tor San Lorenzo. Una situazione che non permette di dormire sonni tranquilli.

Chiediamo alle istituzioni di mantenere alta l'attenzione sulla popolosa frazione del comune di Ardea. Da parte nostra ci impegniamo a non lasciarli soli.