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Suo padre ricoverato in una rsa. «Non so quando potrò rivederlo»

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La storia diffusa dallo Spi Cgil sulla sua pagina Facebook. E da Bergamo i sindacati dei pensionati diffondono nuovi dati: gli anziani che hanno perso la vita nelle case di riposo della città sono 1.100, cioè il 21 per cento degli ospiti

"Non vedere da mesi il proprio papà. La paura di non essere più riconosciuta quando tutto questo finirà. La speranza di poterlo riabbracciare presto. Una testimonianza fortissima e commovente". Così lo Spi Cgil nazionale nel diffondere questo video sulla propria pagina Facebook: "Una storia – osserva il sindacato – che ci ricorda quello che stanno vivendo tantissimi parenti di anziani ospiti nelle strutture residenziali e nelle case di riposo". 

A sollevare il tema delle case di riposo è anche lo Spi Cgil di Bergamo. In città, infatti, si stima che solo a marzo siano decedute oltre 1.100 persone: praticamente è scomparso il 21 per cento degli ospiti. I picchi nelle rsa di Nembro (36,8%), Osio Sotto (33,3%), Spirano (31,6%), Clusone (30,8%)

Mentre giunge, attesa (e tardiva), la notizia della nomina da parte della Regione di una commissione che valuterà quanto sia davvero accaduto nelle rsa della Lombardia, i sindacati dei pensionati della provincia diffondono oggi i dati, pur parziali, dei decessi nelle case di riposo nel mese di marzo. Da settimane li richiedevano a Prefettura e Ats, in particolare con due lettere, una del 26 marzo e l’altra dell’8 aprile. Ora, a fornire queste cifre sono le associazioni che raggruppano le case di riposo del territorio, non l’Ats.

“Purtroppo anche in questi giorni assistiamo ad un macabro ballo sull’esatta dimensione del fenomeno nelle Rsa della provincia di Bergamo. La cifra circolata dei 600 decessi – osservano i sindacati – rappresenta forse metà dei decessi reali”.