Segnali positivi di discontinuità, ma anche “elementi di criticità che dovranno essere corretti in legge di bilancio”. È quanto si legge in una prima valutazione della Cgil nazionale sulla nota di aggiornamento al Def.

Tra le novità positive e di discontinuità riscontrate dalla confederazione “la programmazione dell’aumento dei salari lordi reali, considerando oltre all'inflazione, prima volta dal 2009, i benefici della riduzione del carico fiscale, attraverso l’intervento sul cuneo. Con Cisl e Uil abbiamo chiesto con forza l’abbassamento dell’imposizione tributaria su lavoratori e pensionati attraverso un aumento della detrazione come elemento di redistribuzione. Il governo prevede nel Nadef risorse ancora non sufficienti (2,7 mld nel 2020; 5,4 mld nel 2021) per l’obiettivo dichiarato nel suo programma. Per questo chiediamo un intervento ulteriore in legge di bilancio per rendere tangibile questa misura già dal prossimo anno”.

Positiva la disattivazione dell’aumento dell’Iva, poiché, spiega la Cgil, “avrebbe scaricato i propri effetti sui redditi bassi da lavoro e da pensione. Altro elemento positivo e di novità è che, per la prima volta da dieci anni, il rapporto deficit/Pil non viene ridotto. Il blocco a 2,2% per il 2020 è importante. Rimane per noi prioritario l'obiettivo di cambiamento delle politiche europee a partire da una revisione del patto di stabilità”.

In termini fiscali, aggiunge la Cgil “c'è un serio obiettivo di recupero dell'evasione fiscale di circa 7 mld strutturali e si abbandona, finalmente, la strada dei condoni. Si potrebbe però fare di più abbassando la soglia del contante, incrociando le banche dati e assumendo personale qualificato nell'Agenzia delle entrate per favorire maggiori controlli”.

“In un quadro di peggioramento delle condizioni economiche del Paese, a causa del contesto europeo e internazionale e soprattutto per l’effetto delle politiche non espansive degli ultimi anni, si programma una crescita per il prossimo anno di 0,6, molto modesta, tant'è vero che la differenza tra il tendenziale e il programmatico è di 0,2. Inoltre, poca ambizione si riscontra anche sul tasso di disoccupazione che programmaticamente è al 10% per il 2020, e al 9,5% per il 2021”.

Altri elementi apprezzati dalla confederazione sono: “Un incremento degli investimenti nelle infrastrutture sociali, materiali e immateriali (+0,6 nel 2020; +0,6 nel 2021); la previsione di un Fondo pluriennale di 50 mld su rigenerazione urbana, rinnovabili e riconversione energetica, anche se servirebbe maggiore ambizione; l’introduzione, nei collegati, di un Green new deal e della ‘Banca pubblica degli investimenti’; la riforma del catasto, sparita da tempo dalla decisioni dei governi; le risorse per il sisma e le infrastrutture, anche se ancora insufficienti, e quelle sul Mezzogiorno”. “Per quest’ultimo – avverte il sindacato guidato da Maurizio Landini – non bastano i fondi europei, serve anche qualche strumento in più di politica industriale”.
 
Grandi assenti per la confederazione “le risorse per il rinnovo dei contratti pubblici e per le nuove assunzioni; le misure sulle pensioni, a partire da quella di garanzia per i giovani e dalla legge sulla non autosufficienza; un intervento deciso di modifica dello sblocca cantieri e non un semplice monitoraggio, come invece si evince dal testo del Def. Inoltre, per quanto riguarda il contrasto al dissesto idrogeologico, la manutenzione del territorio, la tutela quali-quantitativa dell'acqua e le infrazioni europee in materia ambientale si fa riferimento solo a inadeguate risorse già stanziate, ma non ancora spese, senza alcuna nuova previsione di investimenti”.

Infine, evidenzia la Cgil, “sono troppi i 23 collegati alla legge di bilancio, anche se segnaliamo l’impegno del governo per la legge sulla rappresentanza. È importante – sottolinea in conclusione la Cgil – proseguire il confronto preventivo in vista della predisposizione della legge di bilancio e quindi della traduzione in misure specifiche dei contenuti del Nadef”.