Il secondo mandato alla Casa Bianca di Donald Trump compie un anno. Dodici mesi durante i quali sul piano interno e internazionale il presidente ha continuato a mostrare i muscoli, attraverso i dazi, le repressioni delle manifestazioni nel suo Paese e muovendosi nello scacchiere mondiale come fosse il padrone assoluto e indiscusso.
Trump è riuscito a diminuire le tasse per redditi alti e molto alti, per ricchi e super ricchi, come anche alle imprese. Noi puntiamo quindi i riflettori su di un’altra classe della popolazione statunitense, quella dei lavoratori, parte dei quali lo hanno votato alle ultime presidenziali, che ora non vedono realizzate le promesse fatte da Trump durante la campagna elettorale, come ci spiega nel podcast Martino Mazzonis, giornalista e studioso degli Stati Uniti.
La disillusione dei lavoratori
Tre i punti principali, ci spiega Mazzonis: non c’è stato l’annunciato calo dei prezzi dei beni al consumo che continuano invece ad avere costi altissimi, sono in procinto di arrivare considerevoli rialzi dei costi dell'assicurazione sanitaria per un gran numero di statunitensi che non potranno fare fronte a questa spesa, i posti di lavoro nel settore manifatturiero non sono aumentati.
Inoltre “la caccia all’immigrato” promossa da Trump colpisce tutti quei lavoratori che, pur in possesso di documenti e pagando le tasse, vivono nella paura. Tutto ciò a fronte di significativi tagli alle tasse decise dall’attuale amministrazione e indirizzati alle fasce di reddito più alte e alle aziende.
Sul piano delle politiche economiche quindi Mazzonis rileva che “i dazi per ora non hanno avuto l'effetto temuto da molti economisti, vale a dire che sarebbero impazziti i prezzi. Non sono calati perché le politiche ad hoc non hanno funzionato e non ci sono progetti di legge interni su questi temi, come ad esempio sugli investimenti. C'è un piano sulla sanità che però è molto vago, cioè non c'è niente”.
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Nel segno della forza
"Tutte le iniziative mese in campo – prosegue – ci fanno immaginare una tendenza autoritaria come avvenuto in altri Paesi del mondo. Quello che caratterizza questa fase dell'amministrazione Trump è la volontà di affermare la potenza e la brutalità della forza all'esterno con le minacce di dazi, con le azioni in Venezuela, con con la minaccia di utilizzare la guardia di frontiera anche mobilitando le guardie nazionali dei singoli Stati, spesso in conflitto con le autorità locali.
Un altro aspetto preoccupante è il continuo richiamo all'uso della forza a livello internazionale che pesa sulla impostazione delle relazioni con i partner internazionali, ma anche con la società civile americana che si oppone alle sue politiche e lo esprime in forme democratiche. Il segno, però, è quello di una risposta autoritaria”, conclude.
Diritti addio
Insieme alla democrazia vengono annientati anche i diritti, come testimonia il rapporto di Amnesty International, lanciando “l’allarme sulle crescenti pratiche autoritarie e sulla devastante erosione dei diritti umani negli Usa”.
La ong “illustra 12 aree, interconnesse tra loro, in cui l’amministrazione Trump sta facendo a pezzi i pilastri di una società libera: gli attacchi alla stampa e all’accesso all’informazione, alla libertà di espressione e di protesta pacifica, alle organizzazioni della società civile e alle università, agli oppositori politici e alle voci critiche, ai giudici e agli avvocati, al sistema legale e al giusto processo”.
Non mancano di essere enumerati anche gli attacchi ai diritti delle persone migranti e rifugiate, “l’uso come capri espiatori di determinate comunità, i passi indietro nella protezione dalla discriminazione, l’impiego delle forze armate per finalità interne, lo smantellamento delle misure anti-corruzione”.
Per Amnesty è però possibile intraprendere un cammino differente: “Le pratiche autoritarie prendono piede solo quando è permesso loro di venire normalizzate – afferma il direttore generale dell’ong Usa, Paul O’Brie – . Non possiamo permettere che questo accada negli Usa. Insieme abbiamo l’opportunità e la responsabilità di alzare la voce in questi tempi così sfidanti della nostra storia e di proteggere i diritti umani”.






















