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I sindacati europei vogliono essere forze di pace. E oggi, 16 giugno, a Dublino, lanceranno una nuova iniziativa che punta a rafforzare il contributo del mondo del lavoro alla risoluzione dei conflitti. L'incontro “Trade Unions for Peace” è ospitato dal sindacato irlandese Fórsa, ed è promosso dalla Confederazione europea dei sindacati (Etuc/Ces).
Spiega la Ces nella sua nota di lancio che, partendo dalle esperienze maturate nel processo di pace in Irlanda, in Colombia e in altri Paesi, il progetto prevede la costruzione di un vero e proprio “sindacato per la pace”, in grado di sostenere sindacalisti e altri promotori del dialogo e di contribuire alla risoluzione dei conflitti a livello locale, nazionale e internazionale. L'obiettivo è anche quello di formare dirigenti ed esponenti sindacali di lunga esperienza affinché possano diventare “ambasciatori di pace”.
Intervengono all’incontro, tra gli altri: Esther Lynch, segretaria generale della Confederazione europea dei sindacati; Owen Reidy, segretario generale dell'Irish Congress of Trade Unions (Ictu); Françoise Geng, presidente della Federazione europea dei sindacati dei servizi pubblici (Epsu); Roberto Garcia Gonzalez, presidente della Confederazione europea dei sindacati di polizia (Eurocop); Cristina Faciaben, segretaria confederale delle Comisiones Obreras spagnole (Ccoo); Branislav Rugani, segretario confederale di Force Ouvrière (Francia); Paul Nowak, segretario generale del Tuc, la principale confederazione sindacale del Regno Unito, e Mariela Kohon, assistant director dello stesso Tuc.
Un progetto nato all'interno della Ces
“Nei mesi scorsi abbiamo ragionato insieme a un gruppo di sindacati interessati a introdurre il tema delle azioni concrete per la pace. L'ipotesi era stata avanzata già qualche mese fa da Maurizio Landini in un suo intervento all'esecutivo della Ces”, spiega Andrea Malpassi dell'Area internazionale Cgil, che è a Dublino insieme a Enrico Gulluni, coordinatore della segreteria nazionale.
Il progetto nasce da una duplice esigenza: “Da un lato far sì che le organizzazioni sindacali abbiano un ruolo attivo e protagonista quando si costruiscono accordi di pace e percorsi di ricostruzione; dall'altro creare uno spazio nel quale mantenere vivo il dialogo, o ricostruirlo, tra le organizzazioni sindacali di Paesi in conflitto”. L’iniziativa si configura come uno dei gruppi di lavoro promossi dalla Ces, ai quali i sindacati aderiscono su base volontaria. L'appuntamento di oggi, precisa Malpassi, “è un momento di confronto e di elaborazione”.
L'esempio dell'Irlanda del Nord
Come si diceva sopra, la scelta di partire da Dublino non è casuale. L'Irlanda rappresenta infatti uno dei casi più significativi di coinvolgimento delle organizzazioni dei lavoratori in un processo di pace. “L'idea – spiega Malpassi - è stata di partire dall'esperienza irlandese, portando il contributo dei sindacalisti e dei lavoratori che parteciparono al percorso che portò al Good Friday Agreement del 1998. Gli aspetti legati al lavoro furono parte integrante di quell'accordo e continuano a essere rilevanti ancora oggi, anche alla luce delle questioni aperte dalla Brexit e della tutela dei lavoratori frontalieri”.
Proprio le questioni occupazionali contribuirono a favorire il raggiungimento dell'intesa. Entrambe le parti avevano bisogno di garantire i diritti dei propri lavoratori: “Pensiamo appunto ai lavoratori transfrontalieri tra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord: persone che vivevano da una parte del confine e lavoravano dall'altra. Oppure ai piccoli allevatori e agli operai il cui lavoro era ostacolato dalle divisioni politiche”.
Il reinserimento degli ex combattenti
Un secondo filone riguarda il reinserimento nel mercato del lavoro delle persone coinvolte nei conflitti armati. “Un esempio evidente – prosegue Malpassi - è quello che potrebbe riguardare in futuro l'Ucraina. Negli ultimi anni un'intera generazione di lavoratori è stata costretta a trasformarsi in soldati. Quando il conflitto finirà, sarà necessario riportare queste persone dentro una piena dimensione sociale e lavorativa”.
In questo percorso i sindacati dovranno svolgere una funzione di accompagnamento e di tutela, dovranno “contribuire a costruire le condizioni per il reinserimento, accompagnare le persone e chiedere le garanzie necessarie affinché il ritorno alla vita civile e lavorativa sia effettivo”.
Formazione e presenza ai tavoli negoziali
Tra gli obiettivi del progetto c’è anche la formazione di quadri sindacali capaci di intervenire nei processi di mediazione e nei tavoli negoziali. “È fondamentale costruire percorsi formativi che consentano ai sindacalisti di chiedere e ottenere un posto nei tavoli in cui si negoziano cessate il fuoco, accordi di pace e programmi di ricostruzione. Le questioni legate al lavoro non possono essere ignorate”. La presenza del mondo del lavoro ai tavoli di pace, sottolinea Malpassi, è importante perché “occorre evitare che la ricostruzione diventi, come spesso accade, una grande occasione di speculazione realizzata in nome dell'emergenza e a scapito dei diritti dei lavoratori”.
Dall'incontro dublinese emergerà un primo documento, con l’ambizione di costituire la base per un nuovo movimento sindacale per la pace.























