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Chi pensava che il caporalato fosse diffuso solo in alcuni settori, come l’agricoltura, l’edilizia, la logistica, si deve ricredere. La guardia di finanza di Bari ha scoperto un sistema di sfruttamento del lavoro messo in atto in uno stabilimento balneare della costa. A essere sotto ricatto, giovani assistenti bagnanti e altre figure indispensabili per fare funzionare il lido.
I lavoratori venivano pagati come stagionali con compensi lordi tra i 2 e i 5 euro all'ora, quindi ben al di sotto delle soglie minime previste dai contratti collettivi nazionali applicati, ed erano costretti a restituire in contanti parte dei compensi ricevuti e attestati in busta paga. I soldi così ricavati dai gestori venivano poi utilizzati per pagare in nero altri lavoratori in occasione dell'organizzazione di eventi musicali, ricorrenze, serate.
Sistema distorto
“Questi lavoratori pagati anche due euro l'ora dalla società che aveva in gestione il lido dell'Aqp è un caso paradigmatico – afferma Domenico Ficco, segretario generale Cgil Bari -: da una parte c’è chi si sta arricchendo sulla forte crescita del brand turistico della città, dall'altra chi paga un prezzo molto alto al sistema distorto di fare impresa, e sono quasi sempre i lavoratori. Lo ripetiamo da tempo: lo sfruttamento è molto più diffuso del perimetro del settore primario, e comprime diritti, salari, norme sulla sicurezza".
Giovani alla prima esperienza
Le vittime erano per lo più giovani alla prima esperienza, in condizione di bisogno e con situazioni sociali complesse, tali da renderli particolarmente vulnerabili, mentre i comportamenti dei datori erano spregiudicati, stando a quanto riferito dai militari delle Fiamme gialle.
Ma come venivano reclutati? Le indagini hanno scoperto che i lavoratori erano ingaggiati da una persona nota nel contesto sociale in cui vivevano i ragazzi. Intanto il datore si occupava di procacciare nuovi contratti, avendo dalla sua parte la possibilità di offrire prezzi particolarmente vantaggiosi.
Alti tassi di evasione
“Il caso del lido dell'Aqp non è purtroppo l'unico in un settore segnato da altissimi tassi di evasione contrattuale, previdenziale, fiscale – prosegue Ficco -. Questo accade quando si disinveste sugli organismi ispettivi, si taglia risorse alle Asl e alle strutture preposte al controllo di prevenzione, quando nel discorso pubblico caro alle destre il lavoro è mero strumento al servizio del profitto, e non mezzo per uomini e donne per emanciparsi, costruire percorsi di vita dignitosi, autonomi e indipendenti".
Quattro le persone indagate per caporalato, tra cui anche un consulente del lavoro che falsava le buste paga per far quadrare i conti e per il quale è stato disposto il divieto di esercitare l'attività, mentre per l'amministratore unico della società il divieto è a esercitare l'attività imprenditoriale. Sequestrato l'intero compendio societario, costituto, tra l'altro, da immobili, autovetture, rapporti finanziari, una concessione demaniale, successivamente affidati a un amministratore giudiziario.
Un brand costruito sulla pelle dei lavoratori
"Il brand turistico Bari, dai lidi ai bed and breakfast passando per ristoranti e ogni altro servizio accessorio, non è una cartolina della quale vantarsi se costruito sullo sfruttamento del lavoro - conclude Ficco -. Basta fingere che tutto questo sia episodico. Dobbiamo avviare un confronto serio e serrato sullo sviluppo e sulla qualità del lavoro in questo territorio, nel turismo, come nei trasporti, nella logistica, nell'edilizia, in ogni settore. Perché parlare di crescita e ricchezza quando c'è chi per lavorare prende due euro l'ora dovrebbe far vergognare tutti".






















