In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, la Cgil esprime forte preoccupazione per le nuove norme europee sui rimpatri e per la scelta del governo di attuare il Patto europeo su asilo e immigrazione tramite decreto, limitando ancora una volta il confronto e il dibattito su temi così rilevanti.

Tra gli aspetti più critici del nuovo Regolamento sui rimpatri c’è proprio il rischio di ridurre in maniera significativa le garanzie procedurali e l’effettività del diritto alla protezione internazionale. Per chi proviene da Paesi con un tasso di riconoscimento inferiore al 20% nell’Ue sono previste procedure accelerate che limitano un esame approfondito delle domande. Viene ampliato l’uso del concetto di ‘Paese terzo sicuro’, consentendo agli Stati di dichiarare più facilmente inammissibili le richieste di protezione e di trasferire i richiedenti verso Paesi non Ue considerati sicuri.

Le norme prevedono anche la detenzione sistematica e prolungata dei richiedenti asilo, nei cosiddetti return hubs. Queste misure sollevano rilevanti questioni di compatibilità con i principi dello Stato di diritto e con il rispetto dei diritti umani fondamentali, considerando che i ricorsi non sospendono automaticamente i rimpatri e quindi si protrae la privazione della libertà personale dei richiedenti senza aver commesso alcun reato e senza le garanzie proprie del processo penale. Ulteriormente grave poi la possibilità di applicare le misure detentive anche a minori e bambini.

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Alimentare l’odio, la criminalizzazione su base razziale e l’uso politico e propagandistico della paura erodono l’esercizio di diritti fondamentali, tra cui il diritto d’asilo, la libertà personale, la tutela della salute, la dignità umana e il divieto di respingimento, garantiti dalle norme italiane, europee e internazionali.

L'enfasi sulla lotta all'immigrazione irregolare e sui rimpatri, posta e rivendicata in particolare dalle destre dopo l’approvazione del Regolamento rimpatri in Europa, rappresenta una cortina fumogena che nasconde un ulteriore indebolimento dei diritti fondamentali non solo dei richiedenti asilo, ma di tutte le persone straniere, il cui status diventa sempre più precario. Al tempo stesso, manca qualsiasi impegno a investire nell’accoglienza, nell’integrazione e in percorsi regolari di ingresso, necessari per costruire un diverso modello sociale italiano ed europeo, difficilmente conciliabile con la retorica della ‘remigrazione’.

Consideriamo un arretramento culturale e giuridico quello contenuto nel Regolamento rimpatri e nel nuovo Patto europeo asilo e immigrazione con il relativo avvio della fase di recepimento da parte degli Stati membri come sta avvenendo in Italia con il dl 100. Per questo quest’anno celebriamo la Giornata mondiale del rifugiato rinnovando l’impegno della Cgil, insieme al sindacato europeo e internazionale e alle organizzazioni della società civile, per la difesa del diritto d’asilo, del diritto a migrare e a rimanere, della sicurezza sociale per tutte e tutti e dei valori fondanti dell’Europa, che sia un’Europa sociale e inclusiva.

Maria Grazia Gabrielli, segretaria confederale Cgil