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Nella grande distribuzione organizzata, supermercati e centri commerciali per intenderci, il part time spesso è imposto ai lavoratori e non è una scelta. Lo denuncia Filcams Cgil, che da anni è impegnata a contestare un modello occupazionale fondato su contratti di 20 ore settimanali. In quasi sei casi su dieci, per la precisione, il 57,8 per cento.
“Un meccanismo che produce salari insufficienti, rende impossibile costruire un reddito adeguato e allo stesso tempo impedisce al lavoratore di cercare una seconda occupazione si legge in una nota del sindacato del terziario, turismo e servizi -. In altri termini il part time nel commercio è diventato uno strumento di impoverimento strutturale".
La deregolamentazione degli orari commerciali infatti non ha prodotto né più occupazione né un reale incremento dei consumi, mentre ha alimentato un modello che scarica il peso della competitività esclusivamente sulle condizioni di lavoro, aumentando precarietà, flessibilità forzata e disponibilità continua.
"Non possiamo accettare che il diritto allo svago e al tempo libero di milioni di persone venga garantito attraverso il sacrificio permanente di chi lavora nel commercio - dichiara Fabrizio Russo, segretario generale Filcams -. Dietro ogni centro commerciale aperto a Ferragosto ci sono lavoratrici e lavoratori che chiedono semplicemente salari dignitosi, orari sostenibili, stabilità occupazionale e il diritto a conciliare. È arrivato il momento di rimettere al centro la qualità del lavoro e di superare un modello che produce lavoro povero e precarietà. Occorre riaprire il confronto sulle aperture festive e restituire valore al lavoro nel commercio, attraverso la contrattazione e un nuovo equilibrio tra esigenze delle imprese e diritti delle persone".






















