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Uno sciopero generale è in corso in Cisgiordania e Gerusalemme Est contro l'approvazione da parte della Knesset israeliana della legge sulla pena di morte per palestinesi condannati per terrorismo. La protesta segue l’appello dei giorni scorsi del movimento Fatah e di altre forze per un'ampia mobilitazione palestinese e un'intensificazione degli sforzi arabi e internazionali per fare pressione sull'abrogazione di questa legge, che potrebbe presentare profili di incostituzionalità.
Per lo stesso motivo ieri, 31 marzo, a Gerusalemme, nei pressi del Parlamento israeliano, ha avuto luogo la protesta di manifestanti israeliani, ma la polizia li ha dispersi con cannoni ad acqua accusandoli di riunirsi “in violazione della legge e delle direttive del Comando del Fronte Interno".
Insieme alle proteste palestinesi ci sono le parole di condanna giunte da più parti, anche a livello internazionale e istituzionale, sino, come riferisce l’agenzia Wafa, alla contrarietà di ufficiali israeliani di alto grado a riposo, che hanno definito la legge una "bomba a orologeria", benché le loro preoccupazioni siano costituite in buona parte dal danno di immagine per Israele a livello globale.
Una legge solo per i palestinesi
Nelle modifiche alla legge sulla pena di morte in Israele vi è un “requisito ideologico usato a scopi pratici”, perché la legge è stata redatta “per essere applicata unicamente contro i palestinesi”. Questo viene evidenziato in modo chiaro da Amnesty international, la quale illustra come la nuova legge crei due sistemi legali.
Il primo, applicabile in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, autorizza i tribunali militari a imporre la pena di morte per i palestinesi condannati per omicidi intenzionali in atti definiti di terrorismo. Solo in circostanze speciali, non specificate, i tribunali potranno emettere una condanna diversa dalla pena di morte, ma solo all’ergastolo.
Il secondo, applicabile in Israele, prevede che la possibilità di mandare a morte un condannato “sarà ampliata fino a riguardare qualsiasi persona condannata per omicidio intenzionale ‘con l’obiettivo di negare l’esistenza dello stato di Israele’”. Qui sta il requisito ideologico discriminante.
Carta bianca alla pena di morte
Erika Guevara-Rosas, alta direttrice delle ricerche e delle campagne di Amnesty International, spiega: “Autorizzando i tribunali militari, che hanno un tasso di condanne degli imputati palestinesi del 99% e che sono noti per non rispettare la garanzie sui processi equi, a imporre di fatto obbligatoriamente la pena di morte e ordinando che la condanna sia eseguita entro soli 90 giorni dalla decisione finale, Israele si sta dando carta bianca per mettere a morte palestinesi privandoli contemporaneamente delle più elementari garanzie processuali”.
Anche la ong chiede quindi alle autorità israeliane “l’urgente annullamento degli emendamenti” e motiva la richiesta: “Il parlamento israeliano ha approvato la prima di quella che minaccia di essere una serie di norme che faciliteranno l’uso della pena di morte, in una pubblica manifestazione di crudeltà, discriminazione e profondo disprezzo per i diritti umani”.
Le voci istituzionali
Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha fatto sapere di essere "contrario alla pena di morte in tutte le sue forme, ovunque", sottolineando che “la natura discriminatoria di questa legge la rende particolarmente crudele” e chiedendo “al governo israeliano di abrogarla e di non attuarla", altrimenti si tratterà di un crimine di guerra. In un documento congiunto Regno Unito, Francia, Germania e Italia hanno espresso “profonda preoccupazione”, sostenendo che le nuove misure rischiano di “minare gli impegni di Israele in materia di principi democratici”.
Più incisiva la Spagna che respinge "categoricamente" il provvedimento perché sancisce una disuguaglianza giuridica tra individui in una materia che incide direttamente sul diritto fondamentale alla vita. Madrid ribadisce che la pena capitale in ogni circostanza è una punizione crudele, inumana e degradante, “priva di comprovati effetti deterrenti e con conseguenze irreparabili in caso di errore giudiziario”.
“Non fa altro che aumentare il solco di odio tra israeliani e palestinesi”, ammonisce il cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme al quale la polizia israeliana ha impedito di celebrare i riti della Domenica delle Palme. Il prelato ha espresso “grande dolore” per l’approvazione della legge da parte della Knesset sostenendo poi che è necessario lavorare con entrambe le parti per evitare un ulteriore deterioramento della situazione.
E intanto
Rimanendo nell’area mediorientale devastata dalla guerra in corso e in materia di pena di morte, riportiamo intanto le notizie che arrivano dal Teheran: il Consiglio nazionale della resistenza iraniana ha fatto sapere che questa mattina quattro dissidenti iraniani sono stati uccisi dal regime dopo essere stati condannati a morte, ma non prima di avere subito torture e infiniti interrogatori.
Sempre oggi il portavoce della magistratura iraniana ha reso noto che scatterà la pena capitale per chi filma o fotografa le aree danneggiate dai raid israeliani, sostenendo che si tratti di collaborazionismo con il nemico in attività di intelligence, reato per il quale in Iran è prevista la pena di morte e la confisca di tutti beni, così anche da affamare le famiglie dei condannati.



























