Si avvicina il primo di marzo e Medici senza frontiere si appresta a lasciare Gaza. Le autorità israeliane hanno intimato entro questa data la sua uscita dalla Striscia per la "mancata presentazione degli elenchi del personale locale, un requisito applicabile a tutte le organizzazioni umanitarie che operano nella regione".
La ong, quando Tel Aviv aveva imposto il dictat esteso poi ad altre 11 organizzazioni, aveva risposto: “Dopo molti mesi di inutili tentativi di dialogo con le autorità israeliane e in assenza di garanzie sulla sicurezza del personale e la gestione indipendente delle operazioni, abbiamo deciso che, nelle attuali circostanze, non condivideremo una lista del nostro personale palestinese e internazionale”, come richiesto dalle autorità israeliane.
Nonostante la riapertura del valico di Rafah, attraverso il quale però potranno uscire dalla Striscia solamente 50 persone al giorno e principalmente per andare a ricevere cure mediche, l’espulsione di Msf è un danno incalcolabile per il popolo palestinese.
Un popolo al quale la ong ha dedicato la massima assistenza possibile, non solamente in due anni di guerra aperta, ma anche prima, per la precisione dal 1988, come ci spiega nel podcast la presidente di Medici senza frontiere Italia, Monica Minardi.
























