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Il presidente statunitense, Donald Trump, chiede al Congresso di abolire lo ius soli dopo la sconfitta in tribunale, lo si legge sul quotidiano Washington Post. Il diritto alla cittadinanza per nascita “è un male per il Paese”, ha dichiarato via social l’inquilino della Casa Bianca aggiungendo che “non è necessario alcun emendamento costituzionale. Il Congresso dovrebbe iniziare oggi stesso a lavorare per abolire una “pratica costosa e ingiusta per il nostro Paese. Avranno il mio pieno e totale sostegno”.
La Corte suprema statunitense, come già in molti hanno osservato, ha avuto uno scatto di orgoglio, benché nominata a immagine e somiglianza del presidente, e ha bloccato il suo decreto anti-immigrazione sulla cittadinanza statunitense, confermando che chiunque nasca sul suolo Usa continuerà a essere un cittadino statunitense. Le norme USA sulla cittadinanza nascono con la Costituzione e hanno sempre rappresentato, a torto o ragione, il simbolo, e anche la propaganda, di un’America libera dove tutto è possibile per tutti.
I giudici, dopo aver votato favorevolmente per affidare al presidente più poteri e la quasi totale immunità, questa volta hanno deciso di non assecondare il volere di ‘re Trump’, il quale, per esercitare ulteriori pressioni sul voto, si era recato personalmente all’audizione davanti ai saggi sulle argomentazioni a favore e contro lo ius soli.
Il decreto presidenziale, hanno sancito i giudici, è contrario al 14° emendamento della Costituzione nel 1868. Il voto ha spaccato la corte con 6 voti favorevoli e due contrari, mentre è stato compatto per confermare i divieti statali per gli atleti transgender.
La Corte, come ricorda il Wall Street Journal, solamente lo scorso 25 giugno con sei voti a favore e tre contrari ha autorizzato Trump a revocare le tutele legali a centinaia di migliaia di immigrati che avevano avuto il permesso di rimanere negli Stati Uniti per motivi umanitari. A seguito del voto Trump ha preso di mira gli immigrati da Haiti tanto che, come riferiscono le agenzie di stampa citando fonti a conoscenza dei fatti, i suoi funzionari stanno cercando il modo per espellere gli haitiani senza provocare reazioni negative nell'opinione pubblica.
Tornando alla sentenza sullo ius soli, Trump, che nei suoi post è giunto finanche a lodare la Cina di Xi Jinping perché non contempla il diritto di cittadinanza per nascita, mostra tutta la sua ira perché consapevole che la sentenza rappresenta un brutto colpo inferto su uno dei suoi cavalli di battaglia, quello di ‘ripulire’ gli Usa dagli immigrati, che gli ha consentito di vincere alle elezioni e che continua a cavalcare in vista della consultazione di metà mandato.
Ed è proprio il voto previsto per il prossimo 3 novembre a creare grattacapi al Congresso, in particolare ai repubblicani, per i quali si presenta molto rischiosa l’eventualità di portare avanti le richieste del presidente, visto anche il favore di cui gode la legge sulla cittadinanza presso gli elettori di entrambi gli schieramenti. Pur volendo attendere le consultazioni di midterm, i rischi non mancherebbero e non sarebbe saggio correrli in preparazione delle elezioni presidenziali del 2028.
Per chiudere con una battuta, anche se non c’è nulla di cui ridere, si potrebbe valutare anche l’opzione che Donald Trump si consoli non solamente con il pronunciamento della Corte suprema sulle espulsioni, ma anche in virtù della seconda notizia che campeggia sui quotidiani statunitensi: per Trump guadagni record dalle criptovalute, ha incassato oltre un miliardo nel 2025.



























