L’appuntamento è per martedì 1° settembre. Ma le speranze di evitare la chiusura e il conseguente licenziamento collettivo per gli 80 dipendenti (77 a Ferrara e tre a Milano) della Coperion, azienda attiva nello sviluppo di tecnologie e macchinari industriali, di proprietà della multinazionale statunitense Hillenbrand, finora sono andate deluse.

Il 20 luglio la società ha annunciato un piano di riorganizzazione strategica che prevede la chiusura degli stabilimenti italiani. Immediata è stata la risposta di sindacati e lavoratori, che hanno indetto lo stato di agitazione, trovando anche la piena solidarietà della Regione Emilia Romagna.

Ma negli ultimi incontri, risalente al 3 e al 5 agosto, l’azienda è rimasta ferma sulle proprie posizioni. “Nessun ritiro o sospensione della procedura di licenziamento collettivo”, spiegano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Ferrara: “Il conto alla rovescia va avanti ai danni di 80 lavoratori e lavoratrici che a oggi sono ancora più confusi e preoccupati”.

L’azienda, proseguono le tre sigle, si è presentata agli incontri sostenendo “di aver individuato un proprio consulente (advisor), il quale però non ha ancora ricevuto un mandato formale e certo da parte della società madre, né è stato condiviso con le istituzioni e le organizzazioni sindacali, come richiesto al tavolo regionale”.

Per Filcams, Fisascat e Uiltucs viene dunque confermata “la volontà del fondo Lone Star (ndr. proprietario dal 10 febbraio scorso della Hillenbrand) di smobilizzare e mettere in liquidazione l'azienda entro la fine dell'anno fiscale, ossia al 30 settembre prossimo, ritenendola non abbastanza redditizia”.

Nel corso dell’incontro l’azienda aveva proposto di allungare i tempi tecnici fino a marzo 2027 per completare le commesse attuali. Una proposta che i sindacati hanno “giudicato inutile se non si bloccano i licenziamenti”. Il ritiro dei licenziamenti, infatti, renderebbe “la ricerca di un eventuale acquirente e il tempo a disposizione per le trattative decisamente più sereni e proficui per tutte le parti coinvolte”.

Il prossimo incontro, si diceva all’inizio, è fissato per martedì 1° settembre. Filcams, Fisascat e Uiltucs chiedono che “a quel tavolo si presenti l'advisor con un mandato formale chiaro, per poter discutere concretamente delle tutele e della salvaguardia delle lavoratrici e dei lavoratori in caso di un'eventuale acquisizione”.