I sindacati europei chiedono alla Commissione Ue di reagire con decisione all’ultimo annuncio sui dazi statunitensi, per evitare un impatto diretto su occupazione, investimenti e tenuta industriale nell’Unione.

Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le nuove tariffe che Trump vorrebbe imporre dopo lo stop della Corte suprema Usa si aggiungono alle difficoltà che già gravano su numerosi comparti: costi energetici elevati, catene di approvvigionamento fragili e un contesto geopolitico instabile. Un’ulteriore escalation commerciale con gli Stati Uniti rischierebbe di colpire settori chiave dell’economia europea, mettendo a repentaglio migliaia di posti di lavoro.

Una risposta compatta

La richiesta è chiara: l’Ue deve reagire in modo compatto, evitando divisioni interne che indebolirebbero la posizione europea nei confronti di Washington. Tra gli strumenti evocati c’è l’Anti-Coercion Instrument, il meccanismo europeo pensato per contrastare misure commerciali ritenute coercitive o politicamente motivate.

La Confederazione europea dei sindacati (Etuc-Ces) invita Bruxelles a utilizzare l’intero arsenale di difesa commerciale a sua disposizione. L’obiettivo è proteggere lavoratori e imprese europee da misure considerate ingiuste, senza però alimentare una nuova spirale di conflitto commerciale.

SURE 2.0 per proteggere occupazione e produzione

"L'Europa deve rispondere in modo fermo, proporzionato e unito. La frammentazione non farebbe altro che indebolire la nostra posizione ed esporre lavoratori e industrie a una maggiore instabilità”. Così la segretaria generale della Ces, Esther Lynch. “L'Ue – prosegue Lynch - dispone degli strumenti per difendersi, compresi i suoi strumenti di difesa commerciale, e non dovrebbe esitare a utilizzarli ove necessario. È necessario introdurre con urgenza gli strumenti di gestione delle crisi SURE 2.0 per proteggere i posti di lavoro e la produzione nei settori a rischio. Difendere il libero scambio non significa accettare misure ingiuste. Significa difendere i posti di lavoro europei, i settori strategici e un commercio affidabile".

Parallelamente, viene sollecitata una politica industriale più ambiziosa, fondata su investimenti consistenti, condizionalità sociali robuste e una strategia “Made in Europe” capace di rafforzare l’autonomia strategica aperta dell’Unione. Ridurre le dipendenze critiche – in particolare in ambito energetico – viene considerato un passaggio essenziale per garantire resilienza economica nel lungo periodo.

Il ruolo della Bce e il nodo del cambio

Un altro elemento chiave riguarda la politica monetaria. I sindacati chiedono che la Banca centrale europea tenga conto dell’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro – circa il 14% dall’inizio del 2025 – nelle sue decisioni sui tassi. Un eventuale taglio potrebbe contribuire a evitare ulteriori pressioni sul cambio e sostenere la domanda interna in una fase delicata per l’industria europea.

Stop ai benefici tariffari senza reciprocità

Viene richiamata anche la posizione del Parlamento europeo, che ha sospeso l’approvazione del trattamento tariffario preferenziale per alcuni beni statunitensi concordato nell’accordo Ue-Usa della scorsa estate. Secondo i sindacati, l’Ue non dovrebbe concedere vantaggi commerciali finché gli Stati Uniti non dimostreranno di rispettare pienamente gli impegni presi.

Transizione verde e diritti dei lavoratori

La risposta europea, sottolinea la Ces, non deve limitarsi alla difesa commerciale. Occorre accelerare gli investimenti nell’industria pulita, rafforzare le catene di approvvigionamento resilienti e garantire che le transizioni verde e digitale producano benefici concreti per i lavoratori.