Cgil, Cisl e Uil chiedono al ministro degli Esteri Antonio Tajani un intervento diplomatico urgente per salvare Najmeh Amini, la studentessa iraniana di 23 anni condannata a morte per un post sui social media. In una lettera al titolare della Farnesina, i responsabili dei dipartimenti internazionali dei tre sindacati sollecitano il governo italiano ad attivare tutti i canali diplomatici per scongiurare l’esecuzione, ottenere la scarcerazione della giovane e garantire la tutela dei suoi diritti fondamentali.

“Non è possibile rimanere inerti di fronte a una situazione che solleva gravi interrogativi sul rispetto dei diritti umani e dei principi fondamentali di giustizia”, scrivono Salvatore Marra per la Cgil, Andrea Mone per la Cisl e Massimo Di Pietro per la Uil. I sindacati sottolineano la sproporzione tra il fatto contestato e la pena inflitta e chiedono a Tajani di intervenire con urgenza presso le autorità iraniane, a partire da un’interlocuzione con l’ambasciatore dell’Iran in Italia.

“Alla luce dei valori sanciti della nostra Costituzione e dell’impegno internazionale del nostro Paese per la difesa dei diritti umani, riteniamo necessario un intervento tempestivo e concreto”.

La richiesta è che vengano esercitate tutte le pressioni diplomatiche possibili per salvare la vita di Amini e ottenerne la liberazione. La lettera indica anche la possibilità di concederle un visto umanitario per l’Italia.

Arrestata durante le proteste, condannata per blasfemia

Najmeh Amini è una studentessa di contabilità di Mashhad, nel nord-est dell’Iran, detenuta nel carcere di Vakilabad. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, è stata arrestata il 31 gennaio 2026, durante le proteste antigovernative che hanno investito il Paese, e successivamente è finita nel mirino della polizia informatica iraniana per la sua attività sui social.

Il 16 settembre, secondo quanto riferito dall’organizzazione per i diritti umani Hengaw, un tribunale di Mashhad l’ha condannata a morte con l’accusa di sabb al-nabi, cioè insulto al profeta Maometto. Il contenuto preciso del post contestato non è stato reso pubblico.

La condanna a morte non risulta definitiva ed è impugnabile davanti alla Corte suprema iraniana. Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato il caso e chiesto alle autorità di annullare la sentenza.

In un messaggio audio diffuso dai gruppi per i diritti umani, Amini ha chiesto alla comunità internazionale di far sentire la propria voce e di intervenire sul suo caso. “Sono una ragazza innocente. Tutto quello che voglio è giustizia e la possibilità di difendermi”, ha dichiarato, chiedendo che la sua vicenda venga esaminata e che le sia garantito un processo equo.

Per Cgil, Cisl e Uil, la situazione richiede una risposta concreta. “Una eventuale risoluzione a questo caso che sta suscitando sconcerto a livello internazionale sarebbe a testimoniare ancora una volta la capacità e l’impegno strategico del nostro Paese sul piano dei diritti umani”, scrivono i tre responsabili nella lettera al ministro.