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Per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella i salari non vanno trattati come un costo da tagliare per essere competitivi. Lo ha detto al Quirinale, alla cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro per l'anno 2026, rivolgendosi a "quanti non considerassero elemento costruttivo il dialogo e la dialettica sociale caratteristica delle relazioni nel mondo del lavoro".
Il passaggio chiave riguarda l'Europa, "chiamata a difendere i valori della propria civiltà e a sostenere il proprio modello sociale". Può farlo, ha spiegato Mattarella, "soltanto mediante innovazioni - e governandole - avversando atteggiamenti secondo i quali una appropriata dinamica salariale, anziché rappresentare il corrispettivo della dignità del lavoratore, sia costo da ridurre per ottenere competitività".
Mattarella ha messo in evidenza anche la contraddizione di questi atteggiamenti, per i quali "al contrario, gli investimenti diretti alla sostituzione della forza lavoro, a prescindere dalla loro efficacia”, sono “benvenuti".
Il Presidente ha chiarito di non ignorare il tema dell'efficienza: "Questo va affermato senza nessuna indifferenza nei confronti del necessario incremento della produttività delle aziende". Ha definito la questione "un passaggio decisivo".
Mattarella si è rivolto a "quanti non considerassero elemento costruttivo il dialogo e la dialettica sociale caratteristica delle relazioni nel mondo del lavoro". "Il lavoro sta cambiando alla velocità che contrassegna l'epoca in cui viviamo", ha detto Mattarella, e "l'intelligenza artificiale sta svolgendo in questo una parte preponderante, incidendo in modo profondo sulla struttura della società, sui tempi e sugli spazi nella vita di ciascuno".
Sui robot: "La previsione dell'introduzione di robot umanoidi - nell'ordine di decine di migliaia nei prossimi anni - interroga il rapporto tra persona e lavoro. Vorremmo evitare che, tra qualche decennio, questa cerimonia possa essere sostituita da un concorso per l'umanoide più solerte".
Quanto alle macchine: "Vogliamo che le macchine diano più efficienza e precisione, desideriamo che facciano aumentare le nostre capacità, la sicurezza sui luoghi di lavoro e riducano fatiche e bisogni. Le macchine cioè al servizio delle persone e non viceversa". E ancora: "Non intendiamo che possano svilupparsi - anche attraverso un uso perverso di logaritmi - nuove, insidiose forme di asservimento".
Mattarella ha respinto l'idea di una fine del lavoro: "La ipotizzata fine del lavoro - proposta come superamento da chi lo considera erroneamente una forma di alienazione - è visione che può condurre a una compressione della stessa libertà e a una organizzazione sempre più duale dei diritti nella società. Una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro".
Poi il richiamo al "primato della persona", che "va ribadito nelle vorticose trasformazioni che rischiano di incoraggiare pretese egemoniche di tecnocrazie che utilizzano le stesse tecno-scienze per ottenere un potere basato non sulla democrazia bensì sul profitto economico".
In apertura il Presidente aveva ricordato che il lavoro "esprime, per ciascuno, identità personale e, al tempo stesso, quella di una comunità specifica e ampia". E che "l'ottantesimo anniversario della Repubblica induce a sottolineare che il lavoro è posto alla sua base".
Il lavoro, ha detto, è il "luogo simbolo della dignità della persona, dove ognuno afferma il proprio talento, la propria professionalità, nessuno può essere asservito e ciascuno, con le proprie capacità, contribuisce al bene comune, della propria famiglia e della propria comunità".






















