Sì dalla Camera alla legge sul gratuito patrocinio per i familiari delle “vittime del dovere”, indipendentemente dal reddito. La proposta di legge è stata fortemente voluta dalla Fillea Cgil che negli ultimi anni, insieme ai familiari che assiste, si è fortemente battuta affinché venisse approvata. E la Fillea Cgil era presente con loro in aula a seguire il dibattito e il voto.

“Questo è un segnale concreto di vicinanza da parte dello Stato, che non ha saputo proteggere fino in fondo chi svolgeva il proprio dovere e che invece oggi prova a non lasciare sole le vittime indirette di una strage senza fine”, afferma Antonio Di Franco, segretario generale della Fillea Cgil.

Queste famiglie, continua, “sono costrette a sobbarcarsi spese importanti solo per avere giustizia e spesso addirittura rinunciano alla propria difesa. Alcuni familiari ipotecano case, richiedono prestiti, vendono beni per pagare parcelle di processi che nemmeno iniziano. In molti casi per di più si scontrano ad armi impari contro colossi industriali o grandi committenti anche dello Stato”.

Non solo: “Non possono permettersi consulenze tecniche e non gli viene riconosciuta nessuna liquidazione immediata di un danno provvisionale. Anche quando riescono a ottenere una sentenza spendendo molto, purtroppo non sempre hanno giustizia alla fine dei procedimenti civili, perché troppo spesso il datore di lavoro risulta insolvente. Una situazione inaccettabile”.

“L’approvazione della legge alla Camera è un primo passo nella direzione giusta – prosegue Di Franco -. Lo si deve riconoscere a tutte le forze parlamentari che l’hanno sostenuta, a partire dall’onorevole Chiara Gribaudo, presidente della commissione di inchiesta sulle vittime del lavoro prima firmataria della proposta di legge”.

Ora bisognerà procedere speditamente anche al Senato e, commenta il segretario generale della Fillea, “si deve aprire una discussione vera su salute e sicurezza, che parta dal riconoscimento di tutti i morti di lavoro quali vittime del dovere. Non solo perché ai familiari vengano estesi i benefici previsti ma soprattutto per chiarire che lo Stato non può trattare diversamente chi perde la vita nell’esercizio del medesimo dovere costituzionale”.

“Rimangono aperte tutte le altre questioni, come i mancati controlli o la necessità di fare prevenzione. Ma oggi è comunque una giornata importante per tutti i familiari che hanno condotto una battaglia. Questa legge porta il nome di tutti quelli che non ci sono più, persone e non numeri che non hanno smesso di lottare per la giustizia sociale”, conclude Di Franco.