Chiusa la vertenza Coperion, azienda progettista e produttrice di impianti tecnologici per la lavorazione della plastica, di proprietà della multinazionale statunitense Hillenbrand, che il 20 luglio aveva annunciato un piano di riorganizzazione strategica che prevedeva la chiusura dello stabilimento di Ferrara e della sede d Milano.

L’accordo, raggiunto lunedì 19 ottobre al ministero delle Imprese, prevede per gli 80 lavoratori la cassa integrazione straordinaria per cessazione dell'attività fino al 31 dicembre e incentivi all'esodo (quest’ultimi differenziati sulla base di specifici parametri e delle condizioni individuali dei lavoratori).

Sindacati: “Non si può nascondere l’amarezza”

“Per garantire la copertura dell’ammortizzatore sociale fino al 30 aprile 2027 – spiegano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil – sarà necessario presentare un'ulteriore richiesta e verificare la disponibilità delle risorse stanziate con la legge di bilancio. Si tratta di un passaggio che dovrà essere verificato alla fine dell'anno”.

A ogni modo, proseguono le tre categorie, “pur confidando nel rifinanziamento della misura, riteniamo fondamentale mantenere alta l'attenzione affinché venga garantita la continuità degli ammortizzatori sociali e la necessaria tutela economica dei lavoratori coinvolti”.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil evidenziano che “nonostante le tutele economiche e gli ammortizzatori sociali ottenuti attraverso l’accordo, strumenti importanti per accompagnare i lavoratori in questa fase così difficile, non possiamo nascondere l’amarezza per come si è conclusa questa vicenda”.

I sindacati evidenziano di “aver lavorato per individuare soluzioni alternative alla chiusura, con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione e garantire un futuro a un’azienda che rappresenta un’eccellenza per il territorio ferrarese. Un’azienda sana, che non presentava problemi di bilancio”.

Resta una questione politica che non può essere ignorata, aggiungono le tre categorie: “Il comportamento di quei fondi di investimento che acquisiscono realtà produttive, ne utilizzano competenze e professionalità e successivamente decidono di chiuderle, lasciando alle lavoratrici, ai lavoratori e ai territori il peso delle conseguenze”.

Filcams, Fisascat e Uiltucs così concludono: “È necessario aprire una riflessione seria e individuare strumenti efficaci per contrastare queste dinamiche, rafforzando le garanzie per l’occupazione e la responsabilità di chi decide il destino delle imprese. Non è accettabile che le strategie finanziarie possano determinare la fine di attività produttive e la dispersione di competenze, senza adeguate garanzie per chi lavora e per le comunità coinvolte”.