Betta Cianchini non ha bisogno di presentazioni. Nella sua carriera non ha mai smesso di scovare storie uniche, piccoli gioielli, da raccontare con la sua penna ironica e al tempo stesso tagliente. Il 22 settembre debutta a Roma, al Teatro dei Documenti, “Caligola e la memoria delle donne”, un testo che prova a restituire il giusto peso al femminile in una storiografia da sempre firmata dagli uomini e per gli uomini. Giada Foletto e Maria Lomurno, con la partecipazione di Roxana Ene, danno vita e voce a Drusilla e Agrippina, due protagoniste dell’antica storia romana. A dirigerle in scena è Pierfrancesco Scannavino. 

Partiamo dal titolo, “Caligola”: il nome di un personaggio maschile per uno spettacolo che parla della memoria delle donne. Sembra un controsenso.
“Caligola” è un progetto più ampio nato da lontano, dal fatto che vivo vicino al meraviglioso Lago di Nemi, chiamato anche Specchio di Diana. Si narra che nelle sue acque sia ancora nascosta la terza nave di Caligola, che si era praticamente inventato ante litteram il concetto di Costa Crociere: una grande struttura con una zona centrale dedicata alla vita di bordo, con spa e massaggi, e poi gli spazi destinati ai riti sacri dedicati ad Artemide, cioè Diana.

Perché partire proprio da questa storia?
Perché il santuario di Diana, che si trova proprio sul lago, è un centro nevralgico della memoria femminile. Partendo dalla storia di Caligola e studiandola mi sono imbattuta nelle figure femminili legate alla sua vicenda, soprattutto le sorelle Drusilla e Agrippina Minore. La terza sorella, la più piccola, è come se non fosse mai arrivata fino a noi. E questo mi ha fatto riflettere sul modo in cui la storia ci ha restituito le figure femminili dell'antica Roma. Le fonti che abbiamo sono innanzitutto maschili. Oggi, con un po' di sarcasmo e forse osando molto, Tacito, Sallustio e gli altri storici li definirei quasi degli “influencer pagati”: persone che avevano il potere di raccontare la storia a seconda di ciò che serviva al potere maschile.

Agrippina Minore è un esempio particolarmente significativo. Ma cosa viene raccontato di lei?
Agrippina Minore è stata una delle donne più importanti politicamente nella storia di Roma. Era stata esiliata dallo stesso fratello, che si era reso conto della sua potenza e della grande fama che stava iniziando ad avere presso il popolo romano. Lei torna a Roma con un bambino attaccato al seno, da sola, senza nessun aiuto, e inizia quella che oggi chiameremmo una carriera politica. Tacito, invece, la descrive come una donna incline al sesso sfrenato, perché le donne che volevano occuparsi di politica venivano rappresentate o come donne facili, o come dotate di “energia virile”.

È un meccanismo che ritroviamo anche nella rappresentazione di altre donne importanti nella storia e nella letteratura: spesso sono meretrici, ingannatrici, o incarnano un modello di potere maschile e maschilista. Non le sembra che qualcosa di simile accada ancora oggi?
È proprio per questo che ho scelto di realizzare questo spettacolo che lavora sulla memoria delle donne. Quando leggevo queste storie continuavo a pensare: “Ma questo è oggi”. Tacito e Sallustio sono, per certi versi, l'equivalente di una parte del giornalismo contemporaneo, con quel modo prepotente di raccontare le donne. Pensiamo anche alla televisione italiana. Abbiamo presentatori uomini che non rispondono necessariamente a un modello estetico preciso, mentre le donne hanno l’imperativo della bella presenza. Nel progetto di Caligola ho voluto affrontare come la trattazione storiografica delle donne sia stata spesso utilizzata per supportare un determinato modello di potere maschile. La memoria di una donna veniva restituita in forma positiva se quella donna incarnava la posizione di una famiglia o di un uomo potente che bisognava sostenere. Altrimenti veniva restituita in forma negativa. Non solo la donna viene raccontata attraverso uno sguardo maschile, ma la sua memoria viene modificata a seconda delle necessità del potere maschile di riferimento.

Nello spettacolo si affronta il tema del rapporto tra donne e potere. Come ha provato, in fase di scrittura, a ribaltare la narrazione storiografica dei personaggi femminili?
Drusilla e Agrippina Minore vengono chiamate da Diana stessa, che incarna l'archetipo femminile della guerriera: la cacciatrice, la donna solitaria, la donna che parla con i lupi. È Diana a chiamarle per restituire la memoria delle donne, raccontando la loro versione dei fatti, i soprusi subiti.

Nella tradizione teatrale, soprattutto più antica, è difficile trovare figure femminili positive e libere. Forse l’unica è Antigone. Ma se pensiamo a Medea, a Lady Macbeth, a Caterina: o sono malvagie oppure alla fine si assoggettano al potere patriarcale.
C'è sempre una sorta di sottile meccanismo attraverso il quale la donna finisce comunque per essere ricondotta all'interno di un ordine deciso da qualcun altro. Caligola, per me rappresenta l’emblema del potere maschile, che può operare come vuole. Caligola è Trump, è Nettuno, è il potere folle. Per questo essere femministe non vuol dire ricalcare il modello di potere maschile ma proporne uno alternativo. Ma questo possiamo farlo solo chiedendo anche agli uomini di unirsi alle nostre battaglie. Viviamo in una realtà fatta di uomini e donne, e dobbiamo cambiarla insieme. Come diceva Deleuze, il potere tende a isolare, mentre la potenza può essere condivisa e condivisibile. Noi siamo potenza. Inoltre, ci tengo a sottolineare che a mio avviso esiste un forte legame tra patriarcato e capitalismo. Ecco perché credo che la trasformazione passi anche dalle piccole pratiche quotidiane. Anche pratiche apparentemente semplici possono diventare strumenti politici. Penso ai gruppi di acquisto solidale, alla possibilità di scegliere di non comprare determinate cose, alla gestione consapevole delle proprie risorse. Sono tattiche politiche che permettono di sottrarre al capitalismo alcuni pezzi di potere. È una strada lunga, ma io ci credo.

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