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Al Forum di Davos il presidente degli Stati uniti, Donald Trump, ha firmato il Board of Peace per Gaza, in cui nemmeno un palestinese è chiamato a farne parte, mentre ha accettato l’invito all’ingresso il presidente israeliano, Benjamin Netanyahu. A riprova che il destino dei gazawi non sarà mai nelle loro mani.
Cos’è il Board of Peace
Il Board of Peace (Consiglio per la pace) è previsto dal Piano Trump per Gaza, è definito “un’organizzazione internazionale che mira a promuovere la stabilità e a garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti" e ha suscitato forti fibrillazioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu che si è visto così scavalcato, ma che alla fine ha dato il placet.
Sono stati i consiglieri di Trump a mettere a punto il documento di costituzione. Già qui la prima anomalia, perché generalmente queste iniziative sono a opera di consessi internazionali. Inoltre, come si capisce dalla definizione, non ha come solo obiettivo la pacificazione della Striscia di Gaza, ma si arroga genericamente poteri sulle zone di conflitto.
La partecipazione, altra anomalia, si compra, facendo diventare il Board il Consiglio dei ricchi. Questo ancor più lo connota come un’operazione finanziaria e non certo umanitaria. Con un miliardo di dollari si può acquistare un seggio permanente per la durata di un anno.
I sì, i no e i forse
Il presidente statunitense ha affermato che tutti vogliono aderirvi, il che ci fa quantomeno sospettare che il ritorno economico della ricostruzione e dello sfruttamento della Striscia, a fronte di una spesa iniziale tanto elevata, sarà assai cospicuo. Al momento i Paesi che hanno accettato di entrarvi sarebbero una ventina: Albania, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrain, Bielorussia, Egitto, Emirati arabi uniti, Giordania, Indonesia, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Ungheria, Uzbekistan e Vietnam.
Per ora non faranno il loro ingresso quasi tutti i Paesi dell'Ue, tra questi Regno Unito, Francia, Germania, Norvegia e anche l'Italia, la cui presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha detto che il nostro paese è aperto e interessato, ma che per il momento sussiste una "incompatibilità costituzionale con lo status del board".
Una posizione che per una volta raccoglie il consenso dell’opposizione e anche della Cgil, con il segretario generale, Maurizio Landini, che dichiara: "credo che sia una buona notizia; è importante che sia stato concordato con il presidente della Repubblica ed è molto positivo il fatto che il governo dica che c'è un problema anche di rispetto della Costituzione. La Costituzione non va cambiata, va applicata”. Soddisfatti per la temporanea scelta, ma poco fiduciosi che le cose poi non cambieranno.
Un Board libero da “orpelli burocratici”
I membri quindi sono scelti per cooptazione dal Presidente del Board, quindi da Trump come sovrano indiscusso, il quale li potrà cacciare dal Consiglio a suo piacimento a meno che i due terzi dei ‘soci’ non siano contrari. Essendo l’idea trumpiana strettamente aziendale, non ci sarà un segretario generale (come accade per l’Onu), ma un chief executive, un amministratore delegato.
Come in ogni monarchia che si rispetti, la carica di presidente è a vita, tranne nel caso di comprovata incapacità votata unanimamente dagli altri componenti, e non sono contemplate elezioni per la successione: sarà Trump che deciderà a chi passare lo scettro, magari in (in articulo mortis.
Un calcio all’Onu
Il presidente americano, a un anno del suo mandato, riesce così a compiere il primo atto formale per conseguire l’obiettivo di mettere in soffitta l’Organizzazione delle Nazioni unite, che non ha mai nascosto di detestare. Non è di per sè una sorpresa, se pensiamo che, senza veli e inibizioni, Trump ha dichiarato, in relazione dell’affaire Groenlandia: “Non ho bisogno del diritto internazionale”. Un diritto internazionale da lui violato e più e più volte da molti altri, come testimonia l’operato di Netanyahu a Gaza e di molti altri nei conflitti in corso.
Anche dalla Santa Sede, dopo l’invito rivolto a papa Leone di entrare nel club del Board, il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, ha fatto sapere che è “una questione che esige un po' di tempo per dare la risposta”, sottolineando poi a margine che l’isitutione di questom Consiglio di pace è un punto di vista di Trump, ma che la cosa fondamentale è il rispetto del diritto internazionale.
Donald Trump ha già dichiarato che con l’Onu collaborerà, una frase buttata lì giusto per citare l’organismo internazionale e per surclassarlo, ma l’inquilino della Casa Bianca ha ormai messo la firma sul suo onu privato, attraverso il quale continuare a comportarsi come un dottor Starnamore non meno pericoloso di quello interpretato da Peter Sellers.
Comincerà proprio con la ricostruzione di Gaza, già preannunciata come la Riviera del Medioriente: a Davos, dopo la firma, mentre suo genero mostrava le mappe – secondo i media internazionali – e svelava il "piano generale" per il futuro della Striscia, Trump dichiarava fieramente: “Sono un esperto di immobiliare e per me la posizione è tutto, e ho pensato: guardate questa posizione sul mare, guardate questo splendido pezzo di proprietà, cosa potrebbe rappresentare per così tante persone. Sarà davvero, davvero fantastico”.


























