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La campagna

Amazon: studiare, capire, protestare

Foto: Marco Merlini
Davide Orecchio
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Il Black Friday coinciderà con una giornata di mobilitazione globale, la Make Amazon Pay. Al via un'indagine sindacale rivolta ai lavoratori di Amazon

Si avvicina il Black Friday di Amazon (il prossimo 25 novembre) e i sindacati si preparano a una campagna di scioperi e proteste in tutto il mondo. Se Amazon “mobiliterà” i suoi consumatori in una corsa all’acquisto con saldi e conti alla rovescia planetari, la risposta del mondo del lavoro non sarà da meno. La coalizione Make Amazon Pay, co-convocata dalla sigla internazionale Uni Global Union e Progressive International, raccoglierà oltre 80 sindacati, organizzazioni della società civile, associazioni ambientaliste tra cui Greenpeace, 350.org, Tax Justice Network e Amazon Workers International attorno a una piattaforma di richieste comuni: “Amazon deve pagare i suoi lavoratori in modo equo e rispettare il loro diritto di sindacalizzazione, deve pagare la sua giusta quota di tasse e deve impegnarsi per una reale sostenibilità ambientale”.

Un’indagine rivolta ai lavoratori Amazon

Ma per difendere un mondo così complesso, dove algoritmi, software di tracciamento della produttività ed esoscheletri dominano l’organizzazione del lavoro, tanto nei magazzini quanto nel territorio esterno delle consegne, occorre capirlo e conoscerlo bene. Da qui la decisione di lanciare un’indagine tra i lavoratori di Amazon, progettata e gestita dalla stessa Uni Global Union in collaborazione con Jarrow Insights.

L’indagine, spiegano i responsabili del sindacato internazionale, “mira a comprendere meglio i sistemi di monitoraggio del posto di lavoro di Amazon e il loro impatto sui lavoratori. Crediamo che i lavoratori debbano far sentire la propria voce e che debbano essere liberi di discutere le realtà della vita quotidiana sul lavoro”.

“Questo sondaggio - prosegue Uni Global Union - è fatto dai sindacati per i lavoratori. Sono solo poche domande. Prendiamo sul serio la privacy. Le risposte saranno completamente anonime”.

Sorvegliare il Panopticon 

Non è il primo passo di “conoscenza” mosso da Uni Global Union. Già in una precedente ricerca molti lavoratori di Amazon di tutto il mondo hanno denunciato stress e ansia a causa dei ritmi di lavoro intensi e dell'invadente monitoraggio tecnologico delle loro prestazioni. Quell’indagine ha portato a un’importante pubblicazione, The Amazon Panopticon, della quale Collettiva ha dato notizia.

Amazon “arruola” direttamente oltre un milione di lavoratori in tutto il mondo, senza contare le centinaia di migliaia di addetti dell’indotto esterno. “Nei magazzini dove sono immagazzinate le sue merci - scrivevano i ricercatori di Uni -, nelle auto che consegnano i pacchi attraverso la sua app Flex, nei camion che spostano i suoi prodotti, i lavoratori sono costantemente osservati, registrati, il loro lavoro misurato e le loro attività monitorate. Il risultato è che i lavoratori di Amazon sono soggetti involontari di un sofisticato e onnicomprensivo esperimento di sorveglianza digitale che sta avendo impatti disastrosi sui loro corpi e sulle loro vite. Nelle strutture di Amazon si registrano tassi di infortunio altissimi, e i lavoratori denunciano stress e ansia perché i ritmi richiesti dall'azienda li costringono a non idratarsi, a ridurre le pause in bagno, a orinare nelle bottiglie, a prendere scorciatoie non sicure”.

Make Amazon Pay

La giornata di mobilitazione globale del 25 novembre coinvolgerà circa 30 Paesi. La campagna compie il terzo anno d’età e accusa Amazon di "spremere fino all'ultima goccia" i "lavoratori, la comunità e il pianeta" di fronte allo scandalo del costo della vita, alla crisi del debito globale e all'emergenza climatica. 

Gli organizzatori promettono che, nel giorno della somma celebrazione dello shopping online, Amazon si troverà a dover affrontare “scioperi e proteste in Argentina, Australia, Austria, Bangladesh, Belgio, Brasile, Cambogia, Canada, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Ungheria, India, Giappone, Lussemburgo, Paesi Bassi, Palestina, Polonia, Slovacchia, Sudafrica, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti, e altri sono in programma”. 

Le azioni riuniranno i lavoratori della catena di approvvigionamento di Amazon con gruppi ambientalisti, della società civile e leader politici. La coalizione invita i cittadini a iscriversi per partecipare alle azioni e i gruppi a contattarli per ospitare azioni tramite MakeAmazonPay.com.

Giustizia sociale, giustizia ambientale

“È ora che questo gigante tecnologico cessi le sue pratiche terribili e insicure, rispetti la legge e negozi con i lavoratori che vogliono migliorare le proprie condizioni”, ha dichiarato Christy Hoffman, segretario generale di Uni Global Union. 

“Mentre i lavoratori di tutto il mondo lottano contro lo scandalo del costo della vita, Amazon, nonostante i suoi enormi profitti, sta imponendo ai suoi lavoratori tagli alle retribuzioni in termini reali. Si sottrae alle tasse e le sue emissioni di CO2 stanno aumentando vertiginosamente: +18% nel 2021”: così, invece, Daniel Kopp di Progressive International.

“Amazon è il terzo più grande datore di lavoro diretto al mondo, ma se si tiene conto di noi della catena di fornitura, il numero diventa ancora più grande”, ricorda infine Nazma Akhter, presidente della Sommilito Garments Sramik Federation: “In Bangladesh siamo in prima linea nella lotta contro il clima, quindi sappiamo che la giustizia climatica e la giustizia sociale non possono essere separate. Dobbiamo fare in modo che Amazon paghi a tutti i suoi lavoratori un salario dignitoso in luoghi di lavoro dignitosi e per i suoi danni ambientali”.

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