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L'iniziativa

I precari del clic

Foto: Picasa
Sofia Cherici
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In occasione della giornata mondiale del lavoro dignitoso, la Ces guarda all'impiego su piattaforme digitali come a un'urgenza tutta europea e chiede alla Commissione di adottare una direttiva per regolamentare la giungla del lavoro su piattaforma

Con l’espansione del mercato dei servizi online, il settore della gig economy è diventato la nuova frontiera del lavoro, complici anche gli ultimi due anni di distanziamento sociale. Ora che la forza lavoro del nuovo millennio appartiene ai colossi delle piattaforme digitali, la sfida dell’Europa sociale è quella di garantire che la flessibilità del mercato del lavoro online non sia automaticamente sinonimo di erosione dei diritti.

Oggi, 7 ottobre 2021, in occasione della giornata mondiale del lavoro dignitoso, la Ces guarda all’impiego su piattaforme digitali come a un’urgenza tutta europea e chiede alla Commissione di adottare una direttiva per regolamentare la giungla del lavoro su piattaforma.

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La natura sovranazionale di queste nuove strutture aziendali e la difficoltà di distinguere tra prestazione di lavoro autonomo e lavoro dipendente ha fatto sì che avvenisse uno scollamento tra lavori digitali su piattaforma e diritti fondamentali di lavoratori e lavoratrici, spiega la Ces. D’altronde, se secondo le ricerche dell’ILO negli ultimi dieci anni sono quintuplicate nel mondo le piattaforme che sfruttano la digital labour (forza lavoro digitale), è perché queste strutture aziendali multinazionali proliferano nei punti ciechi della legislazione europea.

Sono tante le organizzazioni sindacali internazionali che denunciano le condizioni di lavoro precarie nel mondo dell’economia digitale: si parla di “manodopera usa-e-getta” sottopagata e senza previdenza sociale. È la disparità lavorativa del nuovo millennio: un sottobosco deregolamentato che non si può più ignorare, anche a fronte dell’espansione di quella forza lavoro sempre più precaria il cui reddito di base è ormai dipendente dal mercato digitale. 

“Basta con il falso lavoro autonomo, serve riconoscere un rapporto di lavoro subordinato", affermano in una nota Cgil, Cisl e Uil. "Inoltre - proseguono -  le società delle piattaforme sono a tutti gli effetti imprese e di conseguenza devono rispettare le normative nazionali sul lavoro e garantire la corretta applicazione della contrattazione collettiva e i diritti di rappresentanza sindacale”.