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La repressione

Il massacro colombiano

Foto: Comisión Nacional de Comunicaciones Marcha Patriótica/Flickr
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Si chiamava Brahian Gabriel Rojas López e aveva 26 anni. Il 28 aprile 2021 è sparito nel nulla. È scomparso quando le forze antisommossa Esmad hanno attaccato una manifestazione nella regione del Cauca, una delle più povere del paese. È lì che i manifestanti che aderivano allo sciopero nazionale di questi giorni hanno subito la repressione più dura. Brahian è ricomparso tra le acque del fiume Cauca l'altra sera. Senza vita. È una delle tante vittime, dei tanti desaparecidos, poi morti ammazzati, nella Colombia di Duque. La popolazione colombiana sta aderendo in massa alle proteste ma i casi di violenza, gli arresti, le vittime registrano numeri che rassomigliano a  una guerra:  oltre un migliaio di atti violenti, circa 800 arresti, morti a decine, più di 230 feriti, poi gli scomparsi e le donne violentate in un drammatico silenzio della comunità internazionale.

Chi manifesta lo fa contro le riforme fiscali, della previdenza e della sanità decise in maniera autoritaria e unilaterale dal presidente Duque. Chi manifesta chiede pane, lavoro, giustizia sociale ed economica in un Paese dove a essere colpiti sono ancora una volta i ceti più poveri e il mondo del lavoro e a essere favoriti invece sono i grandi interessi, le ricchezze e i profitti delle multinazionali e dell'oligarchia dominante. 

In Italia è la Cgil a esprimere solidarietà e sostegno alla Centrale unitaria dei lavoratori (Cut) e alla popolazione della Colombia. Alle autorità colombiane viene rivolta la richiesta di rispettare "il diritto di espressione e di protesta pacifica, che siano presi e condannate le persone colpevoli delle violenze contro i manifestanti e che si ponga fine alla violenza e alla persecuzione dei leader e attivisti sindacali, delle organizzazioni sociali e delle comunità indigene e di contadini che, come è denunciato dai sindacati e dalle organizzazioni per i diritti umani, sono oggi oggetto di una repressione sistematica e impunita, mirata a eliminare la protesta sociale con l’uso della violenza, delle minacce e dell’intimidazione.Solamente attraverso il dialogo sociale, l’impegno per l’applicazione degli Accordi di Pace e della giustizia. il rispetto delle convenzioni internazionali e dei diritti umani universali, la Colombia riuscirà a consolidare la propria democrazia e a sconfiggere le diseguaglianze, le povertà e la violenza che da troppi anni attraversa e ferisce l’intera società". 

Un appello che chiama in causa anche il governo italiano affinché - conclude in una nota la Cgil - "si faccia urgentemente promotore di una presa di posizione delle istituzioni dell’Unione europea nei confronti della Colombia, a difesa dei diritti umani ed esigendo giustizia per quanto accaduto durante le manifestazioni pacifiche dal 28 aprile scorso a oggi".