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La lezione della pandemia per il mondo del lavoro

La lezione della pandemia per il mondo del lavoro
Foto: fotografia di www.concernusa.org
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La finanza precaria, come il lavoro precario, crea un ambiente fertile per la propagazione dei virus. Nessun lavoratore dovrebbe essere costretto a scegliere tra la rinuncia a un salario e il proseguimento del lavoro a rischio di esposizione e contagio

(Riproduciamo un editoriale pubblicato il 12 marzo sul sito della Iuf, la federazione internazionale che rappresenta i lavoratori della filiera agroalimentare e del turismo)

Cosa possiamo imparare dalla rapida diffusione globale del Coronavirus (Covid-19), oggi presente in più di 100 paesi e che ha già avuto un impatto devastante sui lavoratori in tutto il mondo?  

Stiamo pagando il prezzo di decenni di austerità forzata. Pochi governi sono in grado di gestire un'epidemia di questa intensità, perché i sistemi sanitari di tutto il mondo sono stati colpiti da decenni di tagli e privatizzazioni. Nella maggior parte dei paesi poveri, come nei ricchi Stati Uniti, dove il virus si sta diffondendo rapidamente, l'assistenza sanitaria pubblica è limitata o inesistente. Gli operatori sanitari di tutto il mondo sono sovraccarichi di lavoro, sottopagati e lottano contro la mancanza di infrastrutture e di forniture mediche di base. È necessario un investimento sostenuto nell'assistenza sanitaria di base per contenere il Covid-19 e prepararsi alle future pandemie di cui gli esperti informati ci hanno avvertiti da tempo, e questo investimento deve essere permanente.

Milioni di lavoratori nei paesi poveri soffrono di un'acuta mancanza di acqua potabile; lavare le mani e l'igiene di base sono misure di contenimento del virus impossibili in assenza di sostegni di emergenza sistematici. Sono anche difficili da mettere in pratica in settori nei quali il ritmo di lavoro è diventato talmente infernale che i lavoratori non hanno tempo neanche per le pause bagno. I datori di lavoro devono essere obbligati ad accettare un aumento dei “tempi morti” per consentire l'adozione di adeguate misure igienico-sanitarie, ma non si arrenderanno senza lottare. Le autorità pubbliche dovranno intervenire.

A causa della massiccia precarizzazione del lavoro e della crescente insicurezza economica degli ultimi decenni, molti lavoratori potenzialmente esposti continuano a lavorare invece che mettersi in auto-quarantena volontaria. Eppure i lavoratori, come potenziali vittime e come vettori di diffusione del contagio, rimangono al di fuori della pianificazione dell'emergenza virus.

Una dichiarazione congiunta sulla crisi del turismo da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità e dell'Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite richiede una risposta “che coinvolga ogni parte della catena del valore del turismo, enti pubblici, aziende private e turisti”. Una dichiarazione dell'11 marzo elogia “la solidarietà del settore turistico e dei singoli turisti”. I lavoratori del turismo – un settore che rappresenta oltre il 10% dell'occupazione globale – non sono nemmeno citati. Assenti dalla “catena del valore”, possono essere consegnati al lavoro in alberghi convertiti in centri di quarantena improvvisati, un sostituto potenzialmente letale per le necessarie misure di salute pubblica. Questa è una ricetta per garantire un ulteriore contagio, quando l'obiettivo è il contenimento.

La precarietà economica e sociale alimenta la diffusione del Coronavirus, ma non viene affrontata, né dai governi nazionali né dall'Oms. Quando contenere la diffusione del virus è fondamentale, nessun lavoratore dovrebbe essere costretto a scegliere tra la rinuncia a un salario e il proseguimento del lavoro a rischio di esposizione personale e la diffusione del rischio ad altri. Eppure i repubblicani del Senato degli Stati Uniti hanno bloccato un disegno di legge che garantirebbe un reddito di malattia ai lavoratori che sono malati o che hanno seguito il consiglio, dato Centro federale per il controllo delle malattie, di mettere in quarantena sé stessi per 14 giorni. I fondi per compensare la perdita di reddito – l'indennità di malattia universale – devono essere resi immediatamente disponibili a livello nazionale e internazionale. I sindacati devono essere coinvolti a tutti i livelli nello sviluppo e nell'attuazione della loro applicazione se si vuole che i programmi siano efficaci. E l'Oms, in quanto organismo globale responsabile della protezione della salute pubblica, deve sostenere la tutela dei posti di lavoro e del reddito come misure essenziali per la salute pubblica.

La maggior parte dei lavoratori dei settori Iuf sono impiegati in piccole e medie imprese. Queste sono le meno attrezzate per far fronte a un grave shock economico. Per queste imprese, e per i lavoratori che impiegano, le ipotesi di aumentare la domanda riducendo il costo dei prestiti sono in gran parte inefficaci. I tassi di interesse non sono mai stati così bassi. Dal crollo finanziario del 2008, il denaro a basso costo ha finanziato solo un boom di attività per i ricchi, dirottando gli investimenti dall'economia reale e da azioni significative per combattere la crisi climatica, mentre i servizi pubblici e i sistemi di sicurezza sociale sono svuotati. La finanza precaria, come il lavoro precario, crea un ambiente fertile per la propagazione dei virus.  

I governi e gli organismi sovranazionali devono agire per garantire finanziamenti di emergenza per sostenere i redditi e l'occupazione, mantenere il flusso quando il virus sarà contenuto e impegnarsi a promuovere investimenti pubblici. I sindacati dovranno organizzarsi e lottare per far sì che ciò avvenga.

(traduzione d.o.)