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I progetti

#Next generation Italia

Palazzo Chigi © Marco Merlini
Roma, 13 gennaio 2021
Palazzo Chigi
Foto: Marco Merlini
Simona Ciaramitaro
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Digitalizzazione, rivoluzione verde, infrastrutture, istruzione e ricerca, inclusione e politiche per il lavoro, salute: sono le sei missioni contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, formulato per affrontare la crisi originata dalla pandemia, da realizzare attraverso gli stanziamenti disposti per i singoli Stati europei dal Recovery fund

Salgono a circa 210 miliardi le risorse messe a disposizione dal Piano nazionale per attuare il programma Next generation Eu, altresì denominato Recovery fund, con il quale l’Europa dovrebbe mettere in grado i singoli Stati di fare fronte agli effetti della pandemia da Covid-19.

Il governo ha individuato sei aree tematiche di intervento tra le quali distribuire le risorse: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: 46,18 miliardi; rivoluzione verde e transizione ecologica: 68,9 miliardi; infrastrutture per una mobilità sostenibile: 31,98 miliardi; istruzione e ricerca: 28,5 miliardi; inclusione, coesione e politiche per il lavoro: 27,62 miliardi; salute: 19,72 miliardi.

Nel piano sono poi dettagliati i diversi capitoli che compongono le sei missioni, una sorta di sotto-aree tematiche tra le quali suddividere le risorse disposte. La spesa si differenzia inoltre tra il finanziamento di nuovi progetti, ai quali sono stati destinati 144,2 miliardi, e quello dei progetti in essere da potenziare e accelerare con i restanti 65,7 miliardi.

E ancora, la quota degli interventi pubblici supera il 70%, mentre gli incentivi a investimenti privati sono pari a circa il 21%, come si legge anche nel comunicato di Palazzo Chigi, secondo il quale i singoli progetti di investimento sono stati selezionati secondo criteri che puntano a concentrare gli interventi su quelli trasformativi, a maggiore impatto sull’economia e sul lavoro.

I miliardi che provengono dal Next generation Eu non verranno usati interamente nell’anno in corso, ma vedranno un primo 70 per cento impegnato entro la fine del 2022 e speso entro la fine del 2023, mentre il restante 30 per cento sarà utilizzato tra il 2023 e il 2025. Le circa 170 pagine del Piano nazionale di ripresa e resilienza passano ora alla visione delle Camere e delle parti sociali per le singole valutazioni, per poi essere inviate a Bruxelles entro la metà di febbraio