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La crisi

Blocco dei licenziamenti, la palla passa a Conte

Coronavirus, effetti sulla città di Roma © Marco Merlini Roma, 24 marzo 2020 La cittadinanza si adegua alle norme sanitarie varate dal Governo
Foto: Marco Merlini
Simona Ciaramitaro
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I sindacati ritengono insufficienti le proposte del governo che limitano il divieto di licenziare alla sola fine dell'anno. I ministri Gualtieri e Catalfo spostano il confronto a Palazzo Chigi

Ancora troppo distanti le posizioni di Cgil, Cisl e Uil e del governo sul nodo dello stop ai licenziamenti: toccherà alla Presidenza del Consiglio trovare, se possibile, un avvicinamento. Nel corso del lungo incontro via web, terminato in tarda notte, i ministri dell’Economia e del Lavoro, Roberto Gualtieri e Nunzia Catalfo, hanno presentato ai segretari generali Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri una proposta che, come annunciato, vede una proroga del blocco sino alla fine dell’anno, mentre la richiesta dei sindacati è quella di un tempo che copra l’intera emergenza Covid e abbia come orizzonte almeno la prossima primavera.

Per la Cgil l’ipotesi del governo è insufficiente, come riferisce la segretaria nazionale, Gianna Fracassi, presente all’incontro: “Alla luce dell’attuale contesto e con l’aggravamento di queste ore, dare oggi una risposta al lavoro e garantire anche attraverso il blocco dei licenziamenti la sicurezza del lavoro e nel lavoro è una risposta importante in una situazione di crisi economica e sociale”. Una posizione che dovrebbe ora essere esposta al presidente del Consiglio, dal momento che Gualtieri e Catalfo si sono congedati dai sindacati facendo sapere che avrebbero informato Giuseppe Conte affinché assuma il tavolo a Palazzo Chigi.

A fare pressing sul governo per un no al blocco continua a essere Confindustria, con il presidente Carlo Bonomi che, ancora qualche giorno fa, ha ribadito che una proroga sarebbe dannosa e che, comunque, il tema non deve essere politico. Una posizione diametralmente opposta a quella dei sindacati, ma alla quale è evidente l’esecutivo senta di dovere dare risposta.

Le intenzioni già espresse dal governo sono quelle di inserire in un provvedimento allegato alla legge di Bilancio, una proroga della cassa integrazione Covid fino al prossimo 31 dicembre per garantire la copertura a chi la esaurisse già da metà novembre e prima delle ulteriori settimane che saranno previste per il 2021, oltre al blocco dei licenziamenti fino a fine anno.  Tra le ipotesi ci sarebbe anche l’inserimento di un divieto ristretto alle sole imprese che usufruiscono delle nuove settimane di cig Covid nel 2021 e altre 18 settimane di cassa integrazione per il nuovo anno, finanziate dalla Manovra, che potranno essere chieste dalle imprese che finora non hanno usufruito degli ammortizzatori di emergenza e abbiano registrato perdite oltre il 20%. Nei giorni scorsi circolava anche l’ipotesi che il governo potesse proporre una differenziazione tra licenziamenti individuali e collettivi.

Al centro dell’incontro notturno anche tutti i temi legati alla legge di bilancio e agli investimenti a partire da quelli legati al Recovery fund, perché la visione necessita di essere ampia e più a lungo termine, come confermano le parole del segretario generale della Cgil che a poche ore dall’incontro con il governo aveva ribadito: “Abbiamo bisogno di creare lavoro, coesione e dare un'idea di ripartenza del Paese”.