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L'intervento

Obiettivo: democrazia sociale

Foto: Niccolò Caranti
Nicola Marongiu
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Presentazione dell'XI Rapporto sulla contrattazione sociale territoriale. Il ruolo del sindacato, la partecipazione come stimolo della relazione tra comunità e istituzioni. Alle prese con l'emergenza lockdown

Nella presentazione dell'undicesimo Rapporto sulla contrattazione sociale e territoriale cercheremo di cogliere due obiettivi: la sintesi di quanto avvenuto sul versante contrattuale nel 2019, per le attività rilevate come Osservatorio, e uno specifico focus – che si svilupperà anche attraverso i lavori della tavola rotonda – sulla relazione tra contrattazione sociale, politiche sociali ed emergenza da Covid-19. Ricercando, anche attraverso l'analisi dei materiali di contrattazione riferiti al più recente periodo, gli elementi di unificazione tra i due momenti da leggere attraverso la lente della dimensione locale e della partecipazione.

L'emergenza da Covid-19 ha reso necessarie l'adozione di misure straordinarie, in particolare incentrate sul tema sanità, lavoro e imprese, che si sono caratterizzate – non poteva che essere così nella prima fase – per la dimensione fortemente verticale. La difficoltà oggettiva di garantire continuità al sistema dei servizi sociali, con la sospensione di alcuni, ha reso ancor più evidenti i nodi strutturali dell'architettura dei sistemi di welfare che è necessario affrontare.

Le azioni messe in atto, anche in ragione di alcune previsioni legislative come l’articolo 48 del decreto “Cura Italia” e l’articolo 8 del Dpcm del 26 aprile, sono state parziali e in alcuni casi sporadiche, non capaci di rispondere alla dimensione dei bisogni sociali esistenti e dei nuovi che la crisi ha generato. La contrattazione sociale produce, oltre alla partecipazione e alla realizzazione di pratiche di democrazia, un’azione di stimolo nel rapporto tra comunità e istituzioni prevalentemente rivolgendosi nella prossimità ai Comuni e alle Regioni quale entità con competenze di programmazione.

La composizione, tra bisogni e azioni, risulta però complessa se non intervengono processi di riordino e riforma del nostro sistema di welfare. Nella crisi alcuni nodi strutturali sono emersi in tutta la loro complessità:

- La nozione di diritto nel sociale non può più prescindere dalla definizione e dal conseguente finanziamento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni. La loro assenza viola un architrave del patto di cittadinanza e sposta del tutto sui Comuni la necessità di fornire una risposta ai bisogni, risposta che non potrà mai avere caratteri di esigibilità e di omogeneità se non viene riconosciuta e sancita dall’attuazione della previsione di rango istituzionale.

- La frammentazione nel rapporto tra livelli istituzionali ben oltre il punto sulle competenze: il sociale non può non stare nella prossimità in un’ottica di collaborazione e di reciproco riconoscimento. Frammentazione che interessa gli stessi attori che agiscono nel sociale, laddove se vengono a mancare i luoghi della partecipazione e della programmazione agiscono in modo non connesso creando da un lato sovrapposizioni e dall’altro assenza di relazione e di sinergia tra gli interventi.

- Un più equilibrato rapporto tra interventi diretti e l’attivazione dei servizi: i trasferimenti monetari a quel punto virano dalla possibile e necessaria flessibilità all’unica opzione di risposta al bisogno, alimentando spesso distorsioni e disarticolazione nelle risposte. Gli stessi decreti del periodo dell’emergenza e alcuni disegni di legge di recente definizione sembrano individuare nel solo sostegno diretto e nelle forme di monetizzazione la forma di possibile relazione tra persone, bisogni e istituzioni. Negando il concetto di presa in carico che è proprio dell’agire delle politiche sociali.

Alcune buone pratiche sono riassunte nelle schede di attualizzazione del rapporto, saranno oggetto di uno specifico approfondimento da completarsi tra ottobre e novembre e dedicato alla relazione tra contrattazione sociale ed emergenza Covid-19. Sul tema della partecipazione una evidenza intendiamo sottolinearla, la contrattazione sociale - come le altre forme di partecipazione - non sottrae titolarità alla politica e all’amministrare. Nei protocolli e negli accordi che sottoscriviamo chiediamo, certo, la loro realizzazione attraverso i conseguenti atti deliberativi. Non è una cessione di sovranità ma il concretizzarsi della democrazia e delle forme di partecipazione.

Nicola Marongiu, coordinatore Area del Welfare Cgil nazionale