“Dobbiamo essere libere come il vento, come le libellule, e se non riusciamo diventeremo ribellule”. È il manifesto di Leila Pereira Daianis, attivista impegnata da oltre 40 anni nella lotta contro le discriminazioni e le violenze legate all’identità di genere, oltre a essere anche un’educatrice e artista.
Tra le sue attività la fondazione e la presidenza di Libellula, un’associazione che dal 1997 si occupa di tutela, assistenza e accompagnamento delle persone transgender e non binarie, attraverso numerosi servizi come assistenza sociale, legale, psicologica, orientamento alla formazione e al lavoro, prendendo in carico in modo globale le persone secondo la specifica esigenza.
In occasione del Roma Pride e della manifestazione che si svolgerà a Roma il 20 giugno, che sfilerà per il centro della Capitale a partire dalle 16.30 da piazza della Repubblica, abbiamo intervistato Daianis per l’esperienza che l’ha condotta da progetti come “Roxanne”, a Roma, a sostegno delle persone sex worker e delle vittime di tratta degli esseri umani, alla tutela per le persone trans detenute nel carcere di Rebibbia, sino alla fondazione di Libellula, portando in Italia un netto e fattivo cambiamento nei metodi e nelle narrazioni sulla vita delle persone trans.






















