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Finestre schermate che non consentono il passaggio dell’aria. Carenza di ventilatori che centinaia di detenuti indigenti non si possono permettere. E di frigoriferi, vietati in cella e nei corridoi dalla direttiva del Dap del 23 aprile 2026. Temperature che superano i 40 gradi.
La vita in carcere in estate si trasforma in un inferno, un’esperienza al limite della sopravvivenza. La denuncia è contenuta nel report di metà 2026 dell’associazione Antigone "L'estate nelle carceri italiane tra sovraffollamento ed emergenze", che snocciola numeri record.
Numeri record
Al 28 luglio sono 64.741 le persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili. Il tasso di sovraffollamento reale è pari al 139,7 per cento, una quota che non si registrava dal 2013, anno della storica condanna dell'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo per trattamenti inumani e degradanti.
Le regioni dove la situazione è peggiore sono la Puglia, che guida il triste primato con un tasso del 180,4 per cento, il Molise (165,9), la Basilicata (162,5) e la Lombardia (157,9). A Lucca, Milano San Vittore e Latina i detenuti sono il doppio dei posti disponibili, mentre nel 44 per cento degli istituti ci sono celle in cui lo spazio calpestabile è inferiore al limite minimo di 3 metri quadrati a persona.
La dimostrazione che la situazione è emergenziale? Il numero dei reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per trattamenti inumani o degradanti: 6.539 nel 2025, il 12 per cento in più rispetto al 2024.
Future polveriere
"Il sovraffollamento carcerario è l'effetto diretto e drammatico di un governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone -. Rispondendo agli eventi di cronaca con una logica emergenziale e repressiva, l'esecutivo sta trasformando le nostre carceri in polveriere. Le promesse di svuotamento attraverso le misure alternative sono state completamente disattese: non solo non è uscito nessuno grazie a queste task force propagandistiche, ma nel primo semestre del 2026 le misure alternative sono addirittura calate del 7 per cento. Investire sul reinserimento è l'unica via d'uscita per un sistema che, con almeno il 60 per cento di recidivi tra i detenuti, oggi riproduce solo ulteriore marginalità e crimine”.
Non basta. Il piano di edilizia penitenziaria partito l’anno scorso avrebbe dovuto creare 10 mila nuovi posti entro la fine del 2027, ma dopo oltre un anno e mezzo i posti disponibili sono addirittura diminuiti di 424 unità.
Intanto i reclusi sono costretti a vivere in condizioni al limite. Oltre il 60 per cento è sottoposto al regime di “custodia chiusa”, ciò vuol dire che trascorre la maggior parte della giornata in celle sovraffollate e bollenti. Le ore d'aria si svolgono spesso nelle ore più calde della giornata, cosa che spinge molti detenuti a rinunciarci per non esporsi al sole e a rimanere in cella.
Disagio psichico
In estate c’è il blocco delle attività scolastiche e rallentano anche quelle di volontariato. In questo modo i detenuti sono sempre più soli e si abbandonano a un’apatia generalizzata, una condizione che aggrava il disagio psichico e il consumo di psicofarmaci già molto diffusi. Il 9,3 per cento dei reclusi ha diagnosi psichiatriche gravi, il 20,5 fa ricorso a stabilizzanti dell’umore e antidepressivi, il 46 assume sedativi o ipnotici.
A fronte di questa situazione, persiste la carenza di personale sanitario, cosa che impedisce una corretta ed efficace presa in carico. “Nel corso dell’ultimo anno – si legge nel report di Antigone - è emerso che ogni 100 detenuti gli psichiatri erano presenti per 6,5 ore settimanali e gli psicologi per 16,6, con una importante riduzione rispetto alla medesima rilevazione dello scorso anno quando il personale psichiatrico e psicologico era presente rispettivamente per 7,4 e 20,4 ore settimanali in 86 istituti visitati”.
Nei primi sette mesi del 2026 almeno 38 persone si sono tolte la vita in carcere, la vittima più giovane aveva 21 anni ed era reclusa a Trento, il più anziano era un uomo di 73 anni a Padova.
“Il 50 per cento dei suicidi riguarda persone di origine straniera – specifica Antigone -, evidenziando una loro maggiore vulnerabilità. Anche l'autolesionismo è in forte aumento, con una media di 26,5 atti autolesivi ogni 100 detenuti”.
Carenza di personale
Le carenze di organico si riscontrano anche nell’ambito della polizia penitenziaria (manca il 15,39 per cento della pianta organica), del personale amministrativo (meno 17,77 per cento) e degli educatori, ce ne sono 932 sui 1.036 previsti.
“Nonostante i vari concorsi durante l'ultimo biennio - sottolinea il report di Antigone -, il sovraffollamento crescente annulla gli effetti di un aumento del personale, rendendo necessario un ripensamento degli organici di tutti gli operatori, non soltanto del comparto sicurezza, soprattutto nell'ottica dei turn over e dei futuri pensionamenti. L'assenza del personale si ripercuote anche sui diritti dei detenuti, per esempio rendendo più complicato organizzare visite mediche all'esterno per la difficoltà nell'organizzare il servizio di scorta o allungando i tempi per ricevere risposte per richieste di benefici penitenziari o per l'ottenimento di misure alternative”.






















