Condizionatore o pale al soffitto? Passeggiata all’alba o dopo il tramonto? C’è chi questi quesiti non può porseli, perché non ha scelta, può solamente crepare di caldo. Sono la gran parte dei detenuti delle carceri italiane, per i quali la pena della sottrazione della libertà non sembra bastare per scontare i reati commessi, si aggiungono le fiamme di un inferno climatico che fa salire le temperature interne anche oltre i 40 gradi. 

A denunciare le condizioni carcerarie, come ogni anno, ma particolarmente in questa stagione di caldo anomalo, sono le associazioni umanitarie, ma anche il portavoce della Conferenza nazionale dei garanti territoriali dei detenuti, Samuele Ciambriello, il quale conferma: "Questa estate 2026 sta diventando una seconda pena per le persone ristrette". Senza poi contare che a subire le alte temperature sono anche i lavoratori del personale carcerario.

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Ventilatori a pagamento, niente frigoriferi e ora d’aria al solleone 

"Il caldo in carcere è asfissiante – dice a un’agenzia di stampa Alessio Scandurra, coordinatore dell'Osservatorio di Antigone –, l'unico conforto può essere un ventilatore acquistabile solo 'dentro' a una cifra che si aggira sui 30 euro. Anche andare fuori all'aria con queste temperature diventa un problema perché in carcere la giornata finisce molto presto e le fasce orarie in cui si esce sono solitamente quelle prima e dopo pranzo, entro le 15, quindi proprio le ore più calde. Per cui molti rinunciano".

Ciambriello aggiunge: “Secondo le disposizioni i frigoriferi devono essere lasciati fuori dalle celle per essere messi nelle apposite sale e ricordiamo che ogni detenuto, tra quelli che hanno personalmente comprato frigo e ventilatori, paga all'amministrazione penitenziaria un piccolo tributo quotidiano per l'allacciamento energetico. Ci sono inoltre migliaia di familiari in lunghe attese dei colloqui per ore".

C’è poi il problema del sovraffollamento, il tasso medio, a metà giugno, ha raggiunto il 139,95%: “In una cella da due essere in tre con 40 gradi cambia tantissimo – afferma Scandurra –. In alcune strutture poi oltre le grate ci sono le schermature che impediscono la circolazione dell'aria. In alcuni istituti manca spesso l'acqua. Ogni anno la situazione si ripete con gli stessi problemi e spesso nelle stesse strutture. Ma la verità è che troppo spesso la nostra società pensa che lì c'è un'umanità che se lo merita".

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Ed è così che si vedono in questi giorni, secondo chi le carceri le ha ispezionate, detenuti seminudi, cardiopatici che rischiano crisi e anziani che hanno difficoltà respiratorie. Ciambriello spiega che, su segnalazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il ministero della Giustizia ha erogato 800 mila euro, dopo le richieste di ogni singolo istituto carcerario, e ora dovrebbero avere luogo i controlli per verificare le spese effettuate dagli istituti.

A intervenire sul tema anche il sindacato. Dalla Cgil la segretaria confederale Daniela Barbaresi dichiara che “il caldo torrido di questi giorni, non diverso da quello degli ultimi anni, rende infernale la vita delle persone nelle carceri italiane, per chi ci lavora e molto peggio per chi è detenuto”, puntando poi lo sguardo ai “livelli record di sovraffollamento, al degrado strutturale, agli spazi fatiscenti e già incandescenti a giugno”.

"Un’emergenza – prosegue – che si ripresenta ogni anno di fronte alla quale è davvero sorprendente l’inettitudine del ministro competente che, dopo 4 anni al dicastero della Giustizia, non è stato ancora in grado di affrontare seriamente la condizione di invivibilità e disumanità delle carceri.
Carceri sempre lontane anni luce dalla loro funzione di rieducazione, recupero e reinserimento sociale, nel rispetto dei valori costituzionali e sempre più vicine alla deumanizzazione, alla barbarie, all’oppressione e privazione dei diritti umani”.

Le richieste 

I garanti chiedono aree di ombra nei cortili, nebulizzatori (come quelli dei bar cittadini all’aperto) e punti idrici a getto. Inoltre, per coloro che hanno diritto ai 45 giorni di licenza premio in un anno, viene chiesto una rimodulazione del sistema: “non più scaglioni di due o tre giorni, ma almeno di una settimana".

Dall’Emilia Romagna il garante regionale dei detenuti Roberto Cavalieri, durante un incontro con il cardinale Matteo Zuppi in occasione di un convegno, ha proposto l’indulto come “misura incisiva”, per quanto possa essere difficilmente percorribile nell’attuale clima politico.

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