Le centrali termoelettriche siciliane rischiano un progressivo ridimensionamento fino alla dismissione se non verranno avviati rapidamente progetti di riconversione industriale. L’allarme arriva da Cgil Sicilia e Filctem, che chiedono al governo regionale di aprire immediatamente un tavolo di confronto con le parti sociali per affrontare quella che definiscono una delle principali emergenze industriali dell’isola. Secondo le due organizzazioni sindacali, senza una strategia condivisa la transizione energetica potrebbe tradursi nella perdita di centinaia di posti di lavoro e nell’impoverimento di interi territori.

“La transizione è stata annunciata ma non governata”

Per il segretario generale della Filctem Cgil Sicilia, Pino Foti, e per la segretaria confederale della Cgil Sicilia, Gabriella Messina, la situazione rappresenta il risultato di anni di assenza di una politica industriale ed energetica capace di accompagnare il cambiamento. I sindacati parlano di una transizione energetica prevista da tempo ma rimasta priva degli investimenti necessari per riconvertire gli impianti storici, salvaguardare l’occupazione e mantenere il tessuto produttivo delle aree interessate. Il rischio, sostengono, è che il passaggio verso nuove fonti di energia si trasformi in una crisi sociale anziché in un’opportunità di sviluppo.

Porto Empedocle apre una fase che può coinvolgere tutta l’isola

Cgil e Filctem richiamano la vertenza aperta nello stabilimento A2A Energiefuture di San Filippo del Mela, in provincia di Messina, e il confronto avviato nella Terza Commissione dell’Assemblea regionale siciliana sul futuro dell’impianto. Ma l’attenzione è rivolta anche a Porto Empedocle, nell’Agrigentino,che secondo i sindacati rappresenta il primo caso concreto di centrale non più considerata essenziale da Terna per la sicurezza del sistema elettrico nazionale, con un forte ridimensionamento delle attività sul mercato dei servizi di dispacciamento.

Per le organizzazioni sindacali, senza decisioni industriali rapide lo stesso destino potrebbe interessare anche gli impianti di San Filippo del Mela, la centrale Enel di Priolo Gargallo, quella BeG sempre a Priolo e la centrale Igcc di Isab Energy, tutte nel Siracusano.

Il peso delle rinnovabili e dei nuovi collegamenti elettrici

Secondo Cgil e Filctem, il ridimensionamento era prevedibile. La crescita delle fonti energetiche rinnovabili e i grandi investimenti di Terna nei collegamenti elettrici ad alta tensione, come il Tyrrhenian Link e il futuro elettrodotto Tunita verso la Tunisia, stanno modificando profondamente il ruolo delle centrali termoelettriche siciliane. In assenza di nuovi progetti industriali, spiegano i sindacati, questi impianti sono destinati a perdere progressivamente la loro funzione strategica fino alla chiusura.

Centinaia di lavoratori guardano al futuro con preoccupazione

La situazione coinvolge già oggi centinaia di addetti. Solo negli impianti di Porto Empedocle e San Filippo del Mela lavorano centinaia di dipendenti diretti e lavoratori delle aziende dell’indotto impegnati nelle manutenzioni e nei servizi. Per Cgil e Filctem la possibile dismissione delle centrali non avrebbe conseguenze soltanto occupazionali, ma metterebbe in difficoltà economie locali che per decenni hanno costruito sviluppo, competenze e specializzazione proprio attorno ai poli energetici.

La richiesta al governo regionale

Per evitare questo scenario, i sindacati chiedono l’apertura urgente di un tavolo di merito che coinvolga Regione, territori, imprese e parti sociali. L’obiettivo è costruire una programmazione industriale capace di attrarre nuovi investimenti e vincolare i grandi gruppi energetici a percorsi concreti di reindustrializzazione e riconversione produttiva. Per Cgil e Filctem la transizione energetica può rappresentare una grande occasione di sviluppo soltanto se accompagnata da scelte politiche e industriali in grado di garantire occupazione e futuro ai territori.