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La risposta

Nel nome di Jerry Essan Masslo

Jerry Essan Masslo  
Ilaria Romeo
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Sono trascorsi meno di due mesi dal suo assassinio quando a Roma si tiene la prima manifestazione nazionale contro il razzismo. È il 7 ottobre 1989 e oltre 200mila persone sfilano per le strade della capitale in ricordo del giovane rifugiato sudafricano ucciso perché si era ribellato a chi voleva rapinare lui e i suoi compagni della paga

Il 25 agosto del 1989 muore a Villa Literno Jerry Essan Masslo, rifugiato sudafricano di 29 anni ucciso a Villa Literno da quattro giovani poco più che adolescenti che volevano rapinare i lavoratori africani della loro paga. Solo qualche giorno prima di essere ucciso Jerry aveva rilasciato un’intervista al Tg2 in cui aveva denunciato il razzismo e lo sfruttamento di cui erano vittime le persone nere in Italia.

Meno di due mesi più tardi, il 7 ottobre, anche sull’onda dell’indignazione per il suo brutale assassinio, si tiene a Roma la prima manifestazione nazionale contro il razzismo. Organizzata da oltre 85 associazioni, la manifestazione vedrà la partecipazione di più di 200.000 persone.

“Superata anche la più ottimistica previsione - scriveva l’Unità il giorno seguente - A centinaia di migliaia sono venuti a Roma ed hanno sfilato per più di tre ore, fianco a fianco, bianchi e neri per dire “no” a tutti i razzismi e per chiedere al governo misure urgenti perché violenza e discriminazioni siano cancellate dalla nostra società civile e democratica”.

“Ieri ho potuto risollevare il mio spirito - annotava nel suo diario Bruno Trentin - nel corso di una straordinaria manifestazione di lavoratori immigrati e di giovani, molti della Cgil, che rivelava un bisogno immenso di ritrovare valori comuni e una ragione di solidarietà”. Qualcosa in effetti comincia a muoversi. 

L’allora presidente della Camera, Nilde Iotti, incontra una delegazione d'immigrati a Villa Literno e nel febbraio dell’anno successivo entrerà in vigore la legge Martelli, primo discusso tentativo di affrontare il tema dell’immigrazione in un Paese che scopre di essere diventato non più terra d’emigrazione ma luogo dove migliaia di stranieri cercano di trasferirsi per migliorare le proprie condizioni di vita.

“Nel corso della sua visita in Terra di Lavoro - riportava l’Unità il 15 ottobre successivo - il presidente della Camera ha voluto incontrare, ieri mattina a Caserta, una delegazione di lavoratori neri occupati nei lavori agricoli a Villa Literno e nell’area domiziana. Nell’esprimere loro la sua piena solidarietà, Nilde Iotti ha sottolineato come la tragedia di Villa Literno non debba essere archiviata e dimenticata per quanto essa rivela di illegalità, di arretratezza delle strutture della società civile, di diritti negati e rinnegati, di sfruttamento selvaggio dei lavoratori. Tra il presidente della Camera e la delegazione si è intrecciato quindi un fitto, caloroso colloquio dal quale sono aperse le perduranti, gravissime condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori extracomunitari. (…) Il segretario della Cgil di Caserta, Iorio, anche a nome degli altri sindacati, ha illustrato i passi compiuti in prefettura, sin qui senza esito, per ottenere che sia apprestato un centro di prima assistenza per i lavoratori extracomunitari utilizzando i container della Protezione civile del deposito di Capua”.

“Proprio in questi giorni - scriveva proprio Pasquale Iorio nel marzo del 2020 - ho ritrovato tra le mie carte un dossier che raccogliemmo nel 1989 con una ampia documentazione ed articoli dedicati alle varie iniziative di lotta sostenute in quel periodo, in particolare nei mesi successivi alla fatidica data del 25 agosto in cui nelle campagne di Villa Literno venne barbaramente ammazzato l’esule sudafricano Jerry Essan Masslo.

Fu in quel periodo che in Italia si cominciò a prendere coscienza della portata del fenomeno immigratorio. (…) Come Cgil e movimento sindacale cercammo di reagire con varie iniziative ed incontri, che in modo emblematico chiamammo “I colori della razza”. A Villa Literno vi fu il primo sciopero con una manifestazione dei lavoratori migranti, i cosiddetti “clandestini” struttati come schiavi nei campi per la raccolta del pomodoro.

Al nostro fianco ci furono alcune figure eccezionali, come quelle dei padri comboniani del Centro Fernandes e del VE Raffale Nogaro. Fu in quel contesto che organizzammo a Caserta la prima Conferenza nazionale sull’immigrazione, grazie alla partecipazione e al contributo di alcuni esponenti come i zairesi Isidoro e Toussaint, l’Imam Nasser Hidouri, Mary Osai da poco scomparsa. Fu proprio nell’ambito della conferenza che Nilde Iotti - allora Presidente della Camera - accolse la nostra richiesta di incontrare una delegazione dei cosiddetti “irregolari di colore”. (…) Con emozione ricordo la gioia sul volto dei partecipanti, la loro gratitudine al cospetto di una donna ancora bella, dal portamento austero, ma nello stesso tempo dolce ed aperta al dialogo e al confronto con chi veniva da mondi diversi. In quegli anni il suo fu un gesto di coraggio, di alto valore istituzionale, di rottura nei confronti di tanti pregiudizi che allora come oggi inquinano l’opinione pubblica. Il suo gesto rappresentò un forte segnale per affermare i valori dell’accoglienza e della solidarietà, per ribadire i diritti di cittadinanza e di pari dignità anche per gli stranieri”.

In occasione del trentennale della morte di Jerry Masslo, la Flai Cgil organizzava nel novembre del 2019 una giornata di iniziative e incontri a Caserta, Villa Literno, Castel Volturno e Mondragone. Un’occasione per educare ai temi dell’accoglienza, dell’integrazione, della convivenza civile, incoraggiare al dialogo e promuovere lo sviluppo di una società fondata sul rispetto della diversità dell’immigrato e della sua cultura. Nel febbraio successivo a Jerry Masslo sarà dedicata, a Napoli, la sede Flai e Nidil Campania e Napoli.  

“Inaugurare una sede della Cgil e intitolarla a Jerry Masslo - diceva nell’occasione il segretario Maurizio Landini - significa rilanciare la lotta al caporalato e dire che le nostre sedi sono aperte a chi fugge da questa ingiustizia. Significa rilanciare con forza una delle ragioni del sindacato, quella di unire e non dividere perché la divisione favorisce lo sfruttamento e l’economia illegale, e fa trattare le persone come merce”. 

Una sfida non semplice che continuiamo a portare avanti ogni giorno, con la consapevolezza di servire una causa grande, una causa giusta. Una causa val bene un impegno, val bene un rischio, val bene una vita. Perché la fatica, il sudore, le lacrime non hanno colore ed il padrone è uguale dappertutto. Ce lo ha insegnato Giuseppe Di Vittorio e noi non lo abbiamo dimenticato.