Amnesty International, Comitato Riconversione Rwm per la pace ed il lavoro sostenibile, Fondazione finanza etica, Movimento dei focolari, Oxfam Italia, Rete italiana pace e disarmo, Save the children Italia accolgono con soddisfazione la decisione del Tar del Lazio che,  con una ordinanza della scorsa settimana ha respinto le istanze avanzate dall’azienda Rwm Italia contro la decisione del governo di revoca definitiva delle licenze all’esportazione di missili e bombe d’aereo verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Si tratta degli ordigni di fabbricazione italiana utilizzati dalla coalizione a guida saudita nel conflitto in Yemen anche per bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile.

La decisione del governo, presa a fine gennaio 2021 come primo caso del genere da quando è in vigore la Legge 185/90 sull’export militare, applica una Risoluzione parlamentare votata a dicembre 2020 che chiede all'esecutivo di trasformare in revoca la sospensione delle autorizzazioni già votata dal parlamento nel luglio del 2019. Entrambi questi passaggi sono un positivo risultato della mobilitazione e delle pressioni del coordinamento della società civile italiana che, fin dall’inizio delle ostilità in Yemen, ha chiesto di bloccare le forniture di armamenti dal nostro Paese che vengono impiegati in quel sanguinoso conflitto.

"Le nostre organizzazioni - si legge in una nota congiunta - valutano positivamente la decisione del Tar del Lazio sia per il risultato concreto sia, soprattutto, per le motivazioni addotte. Benché si tratti di una decisione cautelare è infatti significativo che, a distanza di pochi mesi, due giudici – uno penale (a riguardo dell’azione legale penale contro l’export di queste armi) e uno amministrativo – abbiano riconosciuto due punti fondamentali su cui si fonda la nostra mobilitazione. Nel provvedimento si legge infatti che “risultano ampiamente circostanziati e seri i rischi che gli ordigni oggetto delle autorizzazioni rilasciate da Uama  possano colpire la popolazione civile yemenita, in contrasto con i chiari principi della disciplina nazionale e internazionale” e che il ricorso di Rwm non può essere accolto poiché “la salvaguardia e l’incolumità della popolazione civile prevale rispetto a quello della ricorrente alla conservazione della propria quota di mercato”.