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L'omicidio

Il sogno di Jerry

Jerry Essan Masslo  
Ilaria Romeo
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Villa Literno. 25 agosto 1989. La stagione di raccolta nei campi sta per terminare. Un gruppo di balordi irrompe in un capannone dove alloggiano braccianti sudafricani. Chiedono soldi. Davanti alle resistenze sparano e uccidono. Muore così Masslo e a neanche trent'anni diventa il simbolo del Continente Italia, un paese antirazzista, solidale e multietnico che ancora non c'è

Il 25 agosto 1989 viene ucciso a Villa Literno Jerry Essan Masslo, rifugiato sudafricano di 29 anni. Quasi al termine della stagione di raccolta nei campi la sera del 24 agosto 1989 un gruppo di persone con i volti coperti fa irruzione con armi e spranghe nel capannone dove Jerry dorme con altri 28 connazionali chiedendo di consegnare loro tutti i soldi che avevano addosso. Alcuni consegnano immediatamente il denaro, altri si rifiutano di farlo. Al diniego degli immigrati di consegnare i soldi, uno dei ladri colpisce alla testa con il calcio della pistola un sudanese di 29 anni, Bol Yansen. La situazione degenera e uno dei rapinatori spara tre colpi di pistola calibro 7.65 che colpiscono Jerry e un altro suo connazionale. Kirago Antony Yrugo, cittadino keniota, riesce a sopravvivere mentre per Jerry Masslo non ci sarà nulla da fare (morirà prima dell’intervento dei medici).

La Cgil chiede e ottiene i funerali di Stato, che si terranno il 28 agosto alla presenza del vice presidente del Consiglio Gianni De Michelis e di altre rappresentanze delle istituzioni. Ai funerali parteciperanno le televisioni di tutta Italia ed il Tg2 si collegherà in diretta trasmettendo per intero nella rubrica Nonsolonero, un’intervista rilasciata da Jerry Masslo qualche tempo prima: “[…] Pensavo di trovare in Italia uno spazio di vita, una ventata di civiltà, un’accoglienza che mi permettesse di vivere in pace e di coltivare il sogno di un domani senza barriere né pregiudizi - diceva in maniera tristemente profetica Jerry - Invece sono deluso. Avere la pelle nera in questo paese è un limite alla convivenza civile. Il razzismo è anche qui: è fatto di prepotenze, di soprusi, di violenze quotidiane con chi non chiede altro che solidarietà e rispetto. Noi del terzo mondo stiamo contribuendo allo sviluppo del vostro paese, ma sembra che ciò non abbia alcun peso. Prima o poi qualcuno di noi verrà ammazzato ed allora ci si accorgerà che esistiamo”. “Io c’ero ai funerali di Jerry Masslo - racconterà anni dopo un testimone - ero un militante del Partito comunista e iscritto alla Cgil. I nostri dirigenti all’epoca non sembravano avere piena coscienza del fenomeno, anche se al contrario la Cgil aveva da tempo tentato di organizzare gli immigrati che si affollavano in estate nelle campagne. Sentii alla radio la notizia dell’uccisione di Jerry Masslo. La piazza antistante la chiesa era stracolma il giorno dei funerali. Non riuscii ad entrare in chiesa e rimasi ad ascoltare la messa fuori. A poca distanza da me c’era Michele Placido che proprio in quei giorni stava girando a Villa Literno il film Pummarò”.

Nei giorni successivi interverranno sulla vicenda Giovanni Paolo II, Francesco Cossiga e tutto il mondo politico italiano. Il 20 settembre successivo a Villa Literno si terrà il primo sciopero degli immigrati contro il caporalato al servizio della camorra, mentre il 7 ottobre a Roma si svolgerà la prima grande manifestazione nazionale contro il razzismo con alla testa uno striscione con la scritta Continente Italia. Alla manifestazione parteciperanno italiani, etiopi, angolani, marocchini, somali, filippini, capoverdiani, iraniani, irakeni, libanesi, rifugiati regolari e immigrati clandestini, colf, studenti, lavoratori, cattolici, ebrei, musulmani. Ci saranno Cgil, Cisl e Uil, Arci, Lega Ambiente, Pci, Psi, Fgci, Verdi e Verdi-Arcobaleno. Ci saranno le organizzazioni religiose come la Caritas, le Acli, i Valdesi, le Chiese evangeliche, la Federazione delle comunità ebraiche. Ci sarà la Lega delle cooperative, la Cna, la Confesercenti. Ci saranno gruppi locali di volontariato, circoli culturali, Comuni.

Scriverà l’Unità il giorno dopo: “Superata anche la più ottimistica previsione. A centinaia di migliaia sono venuti a Roma ed hanno sfilato per più di tre ore, fianco a fianco, bianchi e neri per dire “no” a tutti i razzismi e per chiedere al governo misure urgenti perché violenza e discriminazioni siano cancellate dalla nostra società civile e democratica”. Aggiungerà la Repubblica: “Per annunciare la manifestazione contro il razzismo che oggi pomeriggio vedrà sfilare nella capitale decine e decine di migliaia di persone, forse centomila, si potrebbero ricordare quelle dolci parole di Martin Luther King: I have a dream…, Ho un sogno…i figli degli antichi schiavi e i figli degli antichi proprietari di schiavi riusciranno infine a sedersi assieme al tavolo della fratellanza. Non pare vero che il sogno di Luther King sia diventato nuovamente attuale per tutti quei neri, quella gente di colore, quegli immigrati che adesso vivono nel nostro paese e iniziano a sentire sulla propria pelle, anche qui, perfino qui, il peso e la violenza del razzismo”.

“ […] Ieri ho potuto risollevare il mio spirito - annotava nel suo diario Bruno Trentin - nel corso di una straordinaria manifestazione di lavoratori immigrati e di giovani, molti della Cgil, che rivelava un bisogno immenso di ritrovare valori comuni e una ragione di solidarietà”. Qualcosa comincia a muoversi. L’allora presidente della Camera, Nilde Iotti, incontra una delegazione di immigrati a Villa Literno e nel febbraio dell’anno successivo entra in vigore la legge Martelli, primo discusso tentativo di affrontare il tema dell’immigrazione in un Paese che scopre di essere diventato non più terra d’emigrazione ma luogo dove migliaia di stranieri cercano di trasferirsi per migliorare le proprie condizioni di vita.

“Jerry Essan Masslo - scriveva lo scorso anno Giorgio Sbordoni - è stato il milite noto. Nella guerra all’immigrato innescata dal razzismo delle convenienze elettorali e dallo sfruttamento gestito dal malaffare, la storia di Jerry Masslo, vittima di caporalato e, al tempo stesso, di camorra, divenne conosciuta grazie all’impegno della Cgil e poi della Flai e grazie alla commozione di un Paese che, a rileggere le cronache di quell’ultimo scorcio d’estate di fine Anni Ottanta, sembrava più civile di quello in cui abitiamo adesso, ancora in grado, come fu, di indignarsi e stringersi in un singhiozzo collettivo, di scuotersi dal torpore degli ultimi giorni di ferie per volgere lo sguardo a tutta quella crudeltà  [...] È un dovere di tutti noi esserci, indignarci, reagire, parlarne, scriverne, tenere viva la memoria di quello che accadde e sta accadendo, non dimenticare l’assassinio di Jerry Masslo, milite noto tra le decine di migliaia di militi ignoti di questa guerra, morti senza nome, nei campi come nei lager libici, in viaggio e soprattutto in mare, uccisi da precise responsabilità politiche che sarà impossibile negare nell’hangover del mondo, quando il mojito sarà finito e la sbornia sovranista lascerà spazio solo ai postumi della vergogna collettiva”.

Una vergogna che si ripete ancora oggi. Proprio nel giorno dell'anniversario di Masslo, la denuncia arriva dal giovane senegalese Sibari Diallo, un iscritto alla Flai Cgil, ed è racchiusa in un audio raccolto in un'azienda agricola calabrese.  "Ha detto papà di non assumere nessuno di questi - dice la figlia del titolare - perché sono negri. Lui vuole soltanto italiani, al limite romeni, quindi non si fa niente mi ha detto". "La filiera agricola ed agroalimentare deve essere ripulita da queste persone e da queste aziende. - commenta Raffaele Falcone, della Flai Cgil di Foggia che rilancia la registrazione sui social - Eppure l'Italia è piena di imprese che sfruttano i lavoratori con matrice padronale e razzista".