“Contratti discontinui, prove non pagate, difficoltà a programmare gli impegni futuri, necessità di svolgere più lavori contemporaneamente e incertezza di reddito e tutele per i periodi di non lavoro”: sono tutti elementi che segnano la vita dei lavoratori dello spettacolo. 

Sono stati riassunti così da uno studio della fondazione Di Vittorio, sulla base di dati Istat ed ex-Enpals e dall’esito di un sondaggio in fase di elaborazione presentati alla giornata di approfondimento e confronto sul mondo dello spettacolo, organizzata dalla Slc Cgil che si è svolta al Centro congressi Frentani di Roma.

Un momento non solamente di confronto e di analisi, ma anche di informazione per gli addetti del settore, alle prese con difficili situazioni relative al sistema pensionistico e in generale al welfare. Numerosi i relatori e gli ospiti, oltre ai lavoratori che hanno poi potuto fare domande agli esperti.  

Nel video le interviste a Sabina di Marco, segretaria nazionale della Slc Cgil, all’addetta al casting Francesca Giuffrida, a Ezio Cigna, responsabile Politiche previdenziali della Cgil e all’assistente al montaggio Giampiero Gramigna. 

Sabina Di Marco ricorda che, anche per la specificità del settore dello spettacolo, “molti lavoratori si sono trovati a dover gestire la ricostruzione dei periodi e del valore della pensione finale con una carriera lavorativa che ha attraversato diversi sistemi”. Lo stesso vale per “gli ammortizzatori sociali, la Naspi e l’indennità di discontinuità”. 

Nella sua testimonianza Francesca Giuffrida parla delle difficoltà di riuscire a sbarcare il lunario occupandosi solo ed esclusivamente di cinema, tanto che in molti sono costretti a fare lavori completamente diversi per permettersi di continuare a fare ciò che hanno scelto per la loro vita. Questo ancor più quando, in regime di Naspi, vengono chiamati a colloquio per offerte di lavoro che esulano completamente dalle loro reali competenze.  

Ezio Cigna ci ha offerto invece un focus puntuale sui numeri del lavoro nello spettacolo, a partire dai dati messi a disposizione dall’Osservatorio Inps. Numeri che “non rappresentano solo una fotografia del mercato del lavoro, ma costituiscono una base conoscitiva essenziale per comprendere le prospettive previdenziali del settore, mettendo in evidenza criticità, squilibri e nodi irrisolti che richiedono risposte specifiche sul piano delle tutele e del sistema pensionistico”.

Dalla sua esperienza ultratrentennale nel montaggio Giampiero Gramigna sottolinea come nel tempo le retribuzioni siano drasticamente calate, in spregio alla discontinuità congenita al lavoro. Inoltre, mancando non molti anni alla pensione, ci ricorda che molti dei suoi colleghi sono costretti a continuare a lavorare anche dopo il raggiungimento dell’età pensionabile.  

Infatti, dai dati finora elaborati dalla Fondazione Di Vittorio, come riferito dalla ricercatrice Eliana Como, emerge che il 79% dei partecipanti alla ricerca avverta "tantissimo" il timore di non avere una pensione adeguata e i più preoccupati sono i 40/50enni (l’85.2%), ma anche il 71.5% dei ventenni. Timori giustificati anche alla luce della media delle retribuzioni che è di circa 11mila euro l'anno con un abbattimento del 21% per le donne.