Il 24 gennaio 1945, a pochi mesi dalla ricostruzione del sindacato unitario, la Cgil dà vita a un proprio organo di informazione dalla titolazione evocativa Il Lavoro. “L’uscita di questo nuovo giornale - affermano Giuseppe Di Vittorio, Achille Grandi e Oreste Lizzadri - segna una data nella storia sociale d’Italia. Non è un giornale qualunque che inizia le sue pubblicazioni: è il giornale di tutti i lavoratori italiani (...) Lavoratori di tutta Italia: con la creazione di questo giornale, vi abbiamo dato una bandiera che è vostra. Amatela, difendetela, contribuite a portarla sempre più in alto e più avanti”. La durata del quotidiano è in realtà breve, ma termina le pubblicazioni preannunciando la creazione di un settimanale che meglio possa corrispondere alle esigenze e ai mezzi della Confederazione.

Il 29 febbraio 1948 viene dato alle stampe il primo numero di Lavoro, organo settimanale della Confederazione, a otto pagine, formato “lenzuolo” a rotativa nel 1948, a 12 pagine, formato ridotto a rotativa nel 1949. “Uno strumento - secondo le parole dello stesso Di Vittorio - di difesa del lavoro italiano, manuale e intellettuale, uno strumento delle sue lotte e delle conquiste: è la bandiera della grande famiglia unitaria dei lavoratori italiani d’ogni professione, d’ogni corrente politica e d’ogni fede religiosa di tutte le nostre regioni”.

Se ufficialmente l’esperienza di Lavoro è avviata nel 1948, è nel 1951 che il periodico, in concomitanza anche con l’arrivo in redazione di Gianni Toti, inizierà il suo vero percorso di rinnovamento, divenendo un caso editoriale unico nella storia sindacale, un rotocalco popolare dal taglio moderno ed elegante, perfettamente in grado di competere, per la raffinatezza delle illustrazioni e la qualità della veste grafica, con le riviste di attualità più in voga nell’Italia degli anni Cinquanta. Grazie a una redazione di giovani giornalisti, alcuni dei quali con un grande futuro, Lavoro compirà una piccola rivoluzione nella stampa sindacale, segnalandosi per la modernità dell’iconografia e dei linguaggi e per l’ampiezza dei temi affrontati: non solo sindacato ma anche letteratura, cinema, fotografia, tempo libero. Nell’ottobre del 1958 Gianni Toti rassegna le dimissioni dalla direzione del giornale.

“Cari compagni - scriverà -  vi debbo comunicare che il mio Partito ha chiesto che io ritorni a lavorare in uno dei suoi organi di stampa, così come prima del 1951 quando accettai la richiesta che mi venne avanzata perché lasciassi il mio incarico a l’Unità di Milano per venire a Roma a dirigere Lavoro. Come allora sono d’accordo con la segreteria del mio Partito e non mi resta quindi che rendere disponibile il mio posto di lavoro pregandovi di provvedere al più presto per la mia sostituzione. In questo momento di commiato dopo sette anni di fraterno e comune lavoro, vi rinnovo i miei auguri più affettuosi per l’avvenire della Cgil e del suo giornale. Che il giornale dei lavoratori italiani, al quale per tanto tempo ho dato il mio modesto contributo, dirigendolo responsabilmente e con intensa partecipazione politica e professionale nel corso delle sue vicende e dei suoi sviluppi, possa continuare, sempre meglio, a rappresentare i crescenti, unitari e progressivi interessi del mondo del lavoro”.

Gli ultimi quattro anni di Lavoro saranno caratterizzati da un visibile regresso editoriale, segnato dalla scomparsa della celebre rubrica “Tempo libero”, dalla diminuzione di pagine (16, 20, poi di nuovo 24),  dall’impoverimento della veste grafica e della qualità delle immagini. La direzione passerà a Gianluigi Bragantin e nel 1962 l’esperienza di Lavoro sarà definitivamente chiusa (il 13 ottobre il Comitato esecutivo della Cgil delibererà formalmente la chiusura del periodico).

In seconda pagina un comunicato ufficiale della segreteria confederale spiegherà ai lettori: “Cari lettori con questo numero Lavoro cessa le sue pubblicazioni. Siamo certi che molti tra voi e particolarmente i più anziani accoglieranno con senso di profondo rincrescimento questa notizia. Dalla Liberazione ad oggi Lavoro ha portato tra voi la viva voce del sindacato unitario, delle sue lotte, delle sue conquiste e delle sue dure battaglie per la vostra emancipazione, per il vostro elevamento del tenore di vita, per il rispetto delle libertà democratiche e sindacali, per l’attuazione della Costituzione repubblicana .... Oggi però, gli sviluppi della situazione sindacale nel nostro paese, i compiti nuovi che stanno di fronte al sindacato, esigono un nuovo e diverso strumento di orientamento, di dibattito, di chiarimento della politica della Cgil e di guida all’azione. Tali compiti dovranno essere assolti da Rassegna Sindacale che sarà trasformata in quindicinale”.

Afferma in proposito lo stesso Toti: “Di fronte alla concorrenza degli altri rotocalchi chiesi un ulteriore sostegno per una struttura più robusta. Mi risposero che la Cgil non era in grado né di sostenere né di rilanciare un giornale popolare, e che perciò occorreva ripiegare su uno strumento più modesto. Diversi compagni mi invitarono alle dimissioni, uno mi disse addirittura che ero un “lusso” che il sindacato non poteva permettersi. Mi venne offerta anche la vice segreteria della Cgil, ma non mi interessava; avevo perso la scommessa di fare un giornale moderno per il sindacato. E naufragava anche l’utopia per la quale mi sono battuto e che non si è ancora realizzata: la sindacalità totale anche per la cultura e il tempo della pseudo libertà”.

L’Archivio storico Cgil nazionale conserva e mette a disposizione gratuita di chiunque ne faccia richiesta tutte le foto pubblicate negli anni da Lavoro. Acquisita da Rassegna Sindacale alla fine degli anni Ottanta e costantemente arricchita da nuove accessioni, la sezione fotografica dell’Archivio storico Cgil nazionale comprende circa 5.000 buste per un totale di 40.000 fotografie lavorate di argomento politico, storico-sociale, di storia del costume e della cultura in particolare italiana. Le immagini, fedele cronaca dei cambiamenti del nostro Paese, coprono un arco temporale esteso, raccontando eventi, paesaggi, mutamenti sociali dall’inizio del Novecento. Si tratta di un notevole apparato iconografico costruito negli anni da Lavoro, settimanale rotocalco della Cgil dal 1948 al 1962, poi da Rassegna Sindacale e ora arricchito da Collettiva.it che ne ha ereditato l'impegno a raccontare l'Italia che lavora.

L’Archivio originale presenta le caratteristiche tipiche di un archivio redazionale, connesso e finalizzato alla pubblicazione di un periodico di attualità sociale, politica e culturale. Attraverso le foto in esso conservate, molte delle quali uniscono al valore documentario un intrinseco valore artistico, è possibile avere il quadro dei momenti più significativi dell’attività della Cgil, ma anche di altre organizzazioni sindacali, della storia degli scioperi, delle manifestazioni, delle lotte per i diritti dei lavoratori, dei Congressi, cui parteciparono figure celebri del sindacalismo italiano ed estero.

Per la qualità e quantità dei materiali conservati, per la specificità dei soggetti e la rilevanza dei fotografi rappresentati, l’Archivio fotografico della Cgil nazionale è tra le massime raccolte fotografiche in ambito sindacale d’Italia. È stato negli anni oggetto di progetti per la conservazione, il restauro, la catalogazione scientifica e l’acquisizione digitale delle immagini per consentire una migliore fruibilità del patrimonio anche attraverso la consultazione a computer. Alla miniatura di ciascuna immagine viene abbinato un elenco di campi in formato testo ridotto, contenente i dati conosciuti tra quelli essenziali (titolo originale o assegnato, data cronica e topica, note alla data, cromatismo e polarità, collocazione, segnatura originale, fotografo o agenzia fotografica, descrizione, note sul contenuto, eventuali pubblicazioni). Ad ogni scheda vengono inoltre associate alcune parole chiave tratte da una lista d’autorità auto-costruita, da utilizzare in fase di ricerca come filtri per selezionare le immagini all’interno del catalogo.

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Lo scorso 8 marzo chiudevano i musei, le biblioteche e gli archivi di tutta Italia. Sbarrate le porte, il mondo della cultura si è aperto a modalità alternative di fruizione, sfruttando le possibilità offerte dagli strumenti digitali e reagendo con prontezza e creatività alla chiusura forzata lavorando da remoto alle attività di ricerca, catalogazione e comunicazione di contenuti on line. Da qualche mese in tanti e tante abbiamo riaperto, con difficoltà certamente, ma tanta voglia di riaccogliere i nostri utenti, i quali - però - non sempre possono ancora raggiungere fisicamente le nostre sedi. Anche fra i ricercatori esistono gli utenti fragili, non esponibili al rischio di infezione. La sala studio funziona a capacità obbligatoriamente ridotta per le regole anti contagio. Molti abituali frequentatori delle nostre sedi, soprattutto se lontani, temono gli spostamenti e chiedono - comprensibilmente - di essere messi nelle condizioni di usufruire da remoto di una quantità di materiali più ampia e ricca possibile. Da anni ormai l’Archivio storico Cgil nazionale lavora per rendere disponibili on line i propri materiali, con risultati apprezzabili già prima dell’emergenza - oggi rivelatisi essenziali - dei quali la sezione fotografica costituisce senza dubbio il fiore all’occhiello.