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La notte degli Oscar consegna un verdetto sia cinematografico che politico: Una battaglia dopo l’altra vince 6 statuette, tra cui tutte le categorie principali. È la felicità dei cinefili, che vedono Paul Thomas Anderson finalmente ottenere l’Oscar, ma è anche un film profondamente radicato nella sinistra americana, che arriva puntuale nell’era del trumpismo con la sua folle politica. Al secondo posto, per così dire, il grande outsider: Sinners – I peccatori di Ryan Coogler, che attraverso l’horror vampiresco racconta la storia della comunità nera, un’altra visione chiaramente politica.
Gli artisti contro Trump
La 98ª edizione degli Academy Awards è stato uno specchio delle tensioni culturali e politiche che attraversano oggi gli Stati Uniti. La serata, condotta da Conan O'Brien, si è svolta in un clima segnato da polemiche e da discorsi che hanno spesso travalicato il puro ambito cinematografico. A partire dal monologo dello stesso O’Brien, che ha tirato in ballo Trump senza nominarlo esplicitamente: “Siamo in diretta dal teatro p**e piccolo: vediamo se mette il suo nome davanti anche qui”.
Il trionfo politico di Una battaglia dopo l’altra
Come detto P.T. Anderson vince sei statuette, tra cui miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura non originale. Il film, interpretato tra gli altri da Leonardo DiCaprio e Sean Penn, racconta la storia di un ex rivoluzionario costretto a confrontarsi con un’America sempre più autoritaria. Chiaro allora che si possa leggere l’intreccio come una metafora della politica contemporanea.
La vittoria di Anderson ha certamente un valore artistico, ma funziona anche sul piano simbolico: un cinema apertamente schierato premiato nella stagione attuale riveste un significato peculiare, rilanciando il grido di Hollywood che non è d’accordo con la stagione di sangue inaugurata dal presidente.
Sinners e la storia delle ferite americane
Se Una battaglia dopo l’altra ha dominato la serata, Sinners è stato l’altro grande protagonista. Il film diretto da Ryan Coogler, ambientato nel Sud segregazionista e costruito come un racconto horror sul razzismo americano, ha conquistato quattro premi importanti. C’è l’Oscar come miglior attore a Michael B. Jordan, abbastanza indiscutibile, per la sua doppia interpretazione di due fratelli gemelli (in pratica fa entrambi i personaggi principali).
Il film ha vinto anche per la sceneggiatura originale e per la fotografia, premiando il lavoro della direttrice della fotografia Autumn Durald Arkapaw, prima donna e prima artista afroamericana a ottenere tale riconoscimento. Viene così incensata un’opera che affronta direttamente un grande rimosso, cioè il tema della memoria storica e delle discriminazioni razziali negli Stati Uniti.
Oscar al documentario contro Putin
Anche il documentario vincitore, Mr Nobody Against Putin, ha portato sul palco una denuncia contro l’autoritarismo; ha suscitato applausi quando il regista David Borenstein ha collegato la situazione internazionale alle tensioni della politica americana. Quanto al film, è presto detto: il “signor nessuno” contro Putin è Pavel, maestro russo in una scuola elementare che registra i cambiamenti nel proprio lavoro dopo l'invasione dell'Ucraina del 2022. L’uomo spiega esattamente come il sistema educativo si sia modificato, adottando la propaganda di Putin e reprimendo duramente il pensiero critico. Insomma, la deriva autoritaria viene stigmatizzata in ogni parte del mondo.
Gli altri premi
Il miglior film internazionale, quello che prima si chiamava miglior film straniero, lo vince il norvegese Sentimental Value di Joachim Trier: è forse il premio più cinefilo, per un melodramma famigliare tra padre e figlia con dentro molto cinema, tra citazioni di Bergman ed esibizioni di qualità autoriali. Il miglior film d’animazione è KPop Demon Hunters di Maggie Kang e Chris Appelhans, prodotto da Sony e distribuito da Netflix: interessante per notare i movimenti produttivi nel cinema statunitense, visto che vengono beffati i candidati della Disney (Zootropolis 2) e Pixar (Elio), mentre Netflix se la gode. Chiaro segno dei tempi.
Il cinema resta uno spazio libero
Insomma, la notte degli Oscar 2026 ha scelto di premiare film che parlano direttamente del presente: più che una semplice cerimonia, gli Oscar di quest’anno sono sembrati il riflesso di un Paese diviso, di cui Una battaglia dopo l’altra e Sinners diventano simboli emblematici. In una società sempre più autoritaria, il cinema continua ad essere uno degli spazi principali di dibattito, critica e quindi libertà.
























