Ritorno al passato. È questo il nome della campagna lanciata dalla Funzione Pubblica Cgil in difesa del diritto allo smart working che nelle ultime settimane ha subito l’attacco del governo Meloni e di alcune amministrazioni pubbliche che hanno fatto sapere che intendono ridurre i giorni di lavoro agile a disposizione dei lavoratori, in particolare pubblici. Per questo Fp Cgil ha proposto una petizione online per permettere alle cittadine e ai cittadini di esprimersi in merito.

Una posizione, quella del Governo, che a molti appare incomprensibile considerando i benefici oramai collettivamente riconosciuti che il ricorso allo smart working ha portato in questi anni. Sì, perché l’Italia, a differenza di altri Paesi, ha potuto davvero sperimentare la modalità di lavoro agile solo a partire dalla pandemia, nel marzo 2020. Sei anni di sperimentazione che parlano chiaro.

Ciò che è emerso è, prima di tutto, che lo smart working non ha alcun impatto negativo sulla produttività delle aziende. Al contrario, i benefici che porta alla vita delle persone migliorano indirettamente il clima lavorativo e la motivazione dei dipendenti.

Infatti, lavorare da casa, per la grande maggioranza dei dipendenti, significa evitare le ore di punta passate in auto, incolonnati nel traffico, o risparmiare sui tempi di spostamento con i mezzi pubblici. Vuol dire quindi riappropriarsi del proprio tempo e utilizzare meglio quello a disposizione. Ma vuol dire anche risparmiare economicamente. Il carburante necessario per gli spostamenti ha un costo e proprio nelle ultime settimane anche l’Unione europea ha suggerito ai Paesi membri di ricorrere il più possibile allo smart working a causa del caro carburante che la guerra di Israele e Stati Uniti all’Iran ha innescato.

Ma a trarne beneficio, da questo punto di vista, non è solo il dipendente. Ci sono molte aziende che, integrando lo smart working a pieno regime nell’organizzazione del lavoro, hanno rivisto gli spazi fisici dei propri uffici, ottenendo un risparmio di costi significativo sul piano energetico. Pensiamo a quanto possa costare tenere accesi tutto il giorno le luci di un grosso edificio, gli alimentatori dei pc o il condizionamento dell’aria. Infine, a giovarne è certamente l’ambiente e, quindi, la nostra salute. Limitare gli spostamenti, infatti, riduce drasticamente i livelli di inquinamento dell’aria. E il lockdown del 2020, in questo, ci ha fatto da maestro.

Ecco perché la direzione che Governo e amministrazioni pubbliche intendono intraprendere appare per molti incomprensibile. A voler pensar male, sembra quasi che resista nel nostro Paese quella logica vetusta, dell’imprenditoria alla vecchia maniera, che vede nella presenza fisica dei lavoratori in ufficio un’opportunità di controllo. Una visione ormai superata che ha dimostrato di non essere corretta. Non solo perché controllare i propri lavoratori rischia di tradire il patto di fiducia implicito tra dipendente e datore di lavoro. Ma, soprattutto, perché appare ormai chiaro che non è la presenza di un dipendente in ufficio a garantire un controllo reale sulle attività lavorative e sulla loro buona esecuzione.

Questi sei anni di sperimentazione ci hanno mostrato che lo smart working non è un favore, né un lusso. È un’opportunità per tutti. E migliora la qualità di vita delle persone. Allora, forse, sarebbe più opportuno che il nostro Governo impiegasse le proprie energie per guardare avanti, a nuove e migliori possibilità che l’innovazione ci consegna, piuttosto che volgere nostalgicamente lo sguardo indietro.