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Giorno. Notte. Notte. Giorno. La Brigata Primero de Majo della Flai Cgil è partita all’alba del 28 aprile verso Cuba. Scalo a Madrid. Pacchi, scatoloni e zaini in spalla. Nella hall dello scalo internazionale, tra il viavai distratto del turismo globale, c’è odore di quell’altro mondo, quello che oggi sembra davvero possibile, un profumo che non sa di nostalgica utopia ma di organizzazione e solidarietà concreta.
Qui lo spartiacque è netto: da un lato il turismo globale in cerca di esotismo, un turismo che viaggia leggero, con trolley firmati e in mano solo carta d’imbarco e passaporti. Dall’altro, ferma e solida come un avamposto, la delegazione del convoglio di Let Cuba Breathe, carica di anomalie nel flusso asettico dell'aeroporto, scatoloni chiusi con il nastro adesivo, latte in polvere, carne in scatola, biscotti e presìdi medicali stipati millimetricamente.
Pesano quei pacchi. Contengono anche un carico di responsabilità politica e umana. È la solidarietà che si fa carico, nel senso letterale del termine
Verso Santiago
L’aereo diretto verso Santiago de Cuba è vuoto. I numeri dell'Onei (Oficina nacional de estadística e información) spiegano il perché con un realismo matematico: Gennaio-Marzo 2026, a Cuba sono arrivati 298.057 visitatori.
Qui non c’è nessun eroe. Nessuna eroina. Non si va a Cuba per "salvare", ma per rompere il silenzio. La Brigata trasforma il viaggio in un convoglio di responsabilità umana, dimostrando che se il turismo globale indietreggia, la solidarietà operaia avanza per colmare lo spazio rimasto vuoto.
Si arriva a Santiago de Cuba. Mentre in Italia sono le 5 di mattina, qui sono le 20. L’accoglienza è commossa e calorosa. La mattina alle 8 appuntamento per iniziare le consegne. Questo non è un viaggio. È una missione.
L’ospedale di Contramaestre
“Somos madres”. Siamo madri. Lo dice un’infermiera dell’ospedale regionale Orlando Pantoja Tamayo di Contramaestre. A Cuba la sanità è un diritto sociale al servizio del popolo. L’ospedale è intitolato a un rivoluzionario amico di Che Guevara, medico e guerrigliero, per il Che la medicina doveva essere parte integrante della rivoluzione sociale, poiché “lo sforzo individuale è vano senza un cambiamento strutturale delle condizioni sociali”. In questo ospedale nel Comune di Contramaestre queste affermazioni sono reali e tangibili, oggi come ieri.
Il deficit energetico e la carenza di carburante ha costretto a riorganizzare i turni di lavoro del personale medico e paramedico fino a 24 ore, per garantire la continuità del servizio ospedaliero, limitare gli spostamenti del personale e assicurare l’accesso alle cure alle persone.
“Siamo madri, lavorare 24 ore è un problema. Abbiamo figli di cui prenderci cura, la mancanza di energia non ci consente di organizzarci con il cibo, non possiamo conservarlo. Abbiamo però accettato questo compromesso per tutelare la sanità pubblica e il diritto alla cura del paziente. Il popolo cubano viene prima di tutto”.
La situazione dell'ospedale di Contramaestre è lo specchio di una realtà dove l'eccellenza clinica e la dedizione del personale si scontrano quotidianamente con i limiti soffocanti imposti dal bloqueo: si possono usare solo quattro ambulanze su dieci, quelli che altrove sarebbero considerati "problemi semplici" (pezzi di ricambio, pneumatici, componenti meccaniche di base), a Cuba diventano ostacoli insormontabili a causa dell'impossibilità di accedere ai mercati internazionali,
“Dei due gruppi elettrogeni che vanno a carburante per 2.800 KW ne funziona solo uno – ci dice un medico dal viso visibilmente stanco –. Non è sufficiente a supportare tutto. Il rischio di blocco energetico minaccia direttamente le sale operatorie, le unità di terapia intensiva e i sistemi di ventilazione/ossigenazione. Siamo sempre all’erta”.
La consegna dell’impianto fotovoltaico
Il blocco mette in crisi un modello che la volontà, il coraggio e anche la creatività dei cubani riescono a fronteggiare. Lo si vede ancora di più quando l’autobus giallo su cui viaggia la delegazione lascia la realtà urbana di Contramaestre per risalire i tornanti verso il municipio di Tercer Frente, un luogo che trasuda storia rivoluzionaria. È qui, tra le vette della Sierra Maestra, che risuonò il grido "¡No pasarán!" contro le truppe di Batista.
In questo scenario, dove la vita quotidiana è messa a dura prova dalle carenze energetiche e dalle restrizioni dell’embargo, la Brigata della Flai ha effettuato una delle consegne più significative: un impianto fotovoltaico e una fornitura di presìdi medicali al Consultorio Filé 1.
“Il sistema sanitario cubano si fonda su una capillarità estrema. Ogni villaggio, anche il più remoto, ha il suo consultorio – ci spiega una giovane dottoressa nel suo camice lindo –. Sono piccoli edifici di due piani, al piano terra troviamo gli ambulatori, al primo la casa dove viviamo noi dottori e dottoresse”.
Questo modello garantisce un rapporto medico-paziente unico al mondo, qui c’è la sanità di prossimità che, se mai fosse esistita, stiamo finendo di smantellare in Italia: il dottore conosce la storia clinica e sociale di ogni cittadino. Nel municipio di Tercer Frente, questa vicinanza ha portato a risultati straordinari “qui il tasso di mortalità infantile è pari a zero”, sottolinea la dottoressa.
"Tutto il mondo è a conoscenza della crisi energetica che sta affrontando il Paese", dice un abitante del piccolo centro che identifica nell’installazione degli impianti una via di uscita strategica: “Il cambio di matrice energetica con i pannelli solari che si stanno installando in tutto il Paese sarà di grande beneficio per tutti noi, riducendo un po' la dipendenza dal petrolio. Oggi state dimostrando che la solidarietà non è un atto di carità, ma una forma superiore di organizzazione e di resistenza".
La scuola nel cuore della Comandancia
Il viaggio dell’autobus giallo, che con la sua scritta “Pastors for Peace” dice a chiare lettere chi sono i viaggiatori a bordo, riprende continuando ad attraversare la Sierra Maestra, entrando sempre più nel cuore della Comandancia.
Qui si scorgono piccole casette, anche di fortuna, ma ognuna ha il proprio piccolo cortile pieno di fiori, giardini ribelli simboli di una tenuta sociale che il bloqueo non riesce a erodere. Si arriva poi a Matias un villaggio al centro della foresta di palma reale, simbolo della nazione, colpito duramente dal passaggio catastrofico dell’uragano Melissa, dove grazie all’auto-organizzazione, alla resilienza e alla resistenza del popolo cubano si stanno rimettendo insieme i pezzi.
La parte orientale dell’isola è la casa dove è nata la rivoluzione, in questa regione non c’è un solo cubano che la rinnega, ci sono cartelli e scritte sulle pietre lungo la strada che ricordano e inneggiano alla liberazione e alla rivoluzione.
Cuba ha coraggio e memoria. Quella che manca a tutta la parte di mondo che gioca alla guerra e ripete sempre gli stessi errori. Loro invece non dimenticano e rinnovano la loro scelta ogni giorno.
Le maestre dell’unica scuola piangono composte, non c’è tristezza nei loro occhi. “Non ci arrenderemo mai, ricostruiremo la scuola, continueremo a fare a turni per insegnare a tutti e a tutte, le tre aule rimaste in piedi non chiuderanno mai: l’istruzione è l’unica via possibile senza la quale non c’è rivoluzione” afferma una di loro. “Rimarremo qui, ferme, nonostante Melissa, nonostante l’embargo, nonostante gli Stati Uniti”.




























