Che cosa significa oggi lavoro dignitoso? È attorno a questa domanda, al centro del Primo Maggio unitario di Cgil, Cisl e Uil a Marghera, che Maurizio Landini mette a fuoco i nodi centrali del lavoro ai microfoni di Collettiva. Una riflessione che tiene insieme pace, giustizia sociale, sicurezza e futuro.
“Non esiste lavoro dignitoso se c’è la guerra e se non c’è la pace”, afferma il segretario generale della Cgil. Per Landini il tema del lavoro non può essere separato dallo scenario internazionale: i conflitti alimentano inflazione, crisi energetica e una corsa agli investimenti militari che sottrae risorse a welfare, sviluppo e occupazione. La pace, dunque, non è solo un obiettivo politico, ma una condizione concreta di dignità per chi lavora.
Al centro c’è la questione salariale. In Italia, sottolinea Landini, “si è poveri lavorando, la precarietà colpisce in particolare i giovani e le donne, al punto che abbiamo tanti giovani che se ne vanno via dal nostro Paese”.
C’è poi l’emergenza della sicurezza: le morti sul lavoro continuano a scandire drammaticamente la cronaca quotidiana. Un fenomeno che, ricorda Landini, riguarda in larga parte il sistema degli appalti e subappalti: “È evidente che lavoro dignitoso vuol dire cancellare questa modalità di fare impresa che in realtà uccide le persone e peggiora le condizioni di vita”.
Infine, la grande sfida della transizione tecnologica. Per il leader della Cgil, il lavoro dignitoso significa anche diritto permanente alla formazione: “È necessario che il diritto alla formazione diventi un diritto permanente che riguarda tutti i lavoratori, perché oggi avere le conoscenze e poter migliorare le competenze diventa un elemento fondamentale per permettere a tutti di non essere esclusi da questo processo”.
Dentro questo quadro si inserisce la critica al decreto Primo Maggio varato dal governo. “Si dice che è un provvedimento fatto per i lavoratori, ma ai lavoratori non arriva un euro”, ribadisce Landini.
Per la Cgil, il nodo resta sempre lo stesso: rimettere il lavoro al centro non nelle parole ma nelle scelte concrete.






















